Balletto La Dama delle Camelie

spettacolo La Dama delle Camelie balletto


Video: Ballet La Dame Aux Camélias




Neumeier e il Bolshoi,
l’inizio di una grande storia d’amore

- Articolo di Evelina de Cancellis
Il 6 dicembre 2015 è entrato definitivamente di diritto nel repertorio della Compagnia del Teatro Bolshoi di Mosca, trasmesso in diretta sugli schermi cinematografici di tutto il mondo da Pathé Live, uno dei balletti più emotivamente coinvolgenti e dalla scrittura tanto complessa quanto sofisticata del repertorio classico: "La Dame aux Camélias".
Ispirandosi liberamente al celebre romanzo di Alexandre Dumas figlio, John Neumeier raccoglie nel 1978 il sogno del suo maestro John Cranko, che una morte prematura e drammatica aveva infranto, e dà movimento, aria e slancio vitale a una partitura coreografica assolutamente geniale, dapprima per il balletto di Stoccarda, quindi per quello di Amburgo, ponendo a confronto, l’una specchio dell’altra, due eroine della Passione, sacerdotesse di Amore, Manon Lescaut e Marguerite Gautier.

Con un raffinato intuito, Neumeier porta infatti sulla scena della danza l’artificio del metateatro, a suggellare, nel dialogo teso e continuo degli sguardi e delle braccia delle due donne, nel climax ascendente del loro sentimento, l’universalità, senza luogo, senza tempo, del grande Amore, di quell’Amore, appunto, che ignora le leggi scritte, i codici di comportamento, i vincoli contrattuali, e vive di se stesso, della sua luce, del suo respiro.
Non il pathos dalle sfumature drammatiche e altisonanti di Verdi, sia pur riadattato, ma l’intimità sublime e acuta della musica per pianoforte e orchestra di Frédéric Chopin, commenta e accende tutte le note della passione di Marguerite e Armand, l’incontrarsi degli sguardi, l’intrecciarsi delle mani, l’amplesso dei corpi allacciati nei pas des deux del I e del II atto, a divenirne uno solo, lasciando lo spettatore senza fiato, testimone entusiasta e pudicamente imbarazzato della libera, vibrante e profondamente misurata espressione del sentimento, consumato sino al suo tragico epilogo.

La tecnica si piega alla danza, la danza si inchina agli afflati del cuore dei due amanti e dà loro voce, nella meravigliosa interpretazione di Svetlana Zakharova, trasfigurata Marguerite, il cui corpo esile e flessuoso come un fuscello è nutrito e magnificamente mosso da Amore, e del giovane Edvin Revazov (classe 1983), angelica bellezza slava, pupillo di Neumeier, capace di dar vita all’animo di Armand con i soli occhi, prima ancora che con la danza del suo bellissimo corpo.

E la Compagnia del Bolshoi rende omaggio al capolavoro di Neumeier in uno scambio di reciproca e fruttuosa valorizzazione: scopriamo così, piacevolmente, la versatilità di Mikhail Lobukhin che, smesse le vesti abituali della possenza virile di Spartacus, è qui uno scanzonato, giocoso e un po’ gigione Gaston, o di Andreï Merkuriev che abbandona la fierezza e la sfrontata ribellione del pirata de Le Corsaire, per incarnare il gelido e livido mutismo del padre di Armand, simbolo di quell’impietoso e ottuso ordine precostituito sul cui altare Marguerite, la cortigiana, sacrificherà la sua passione e se stessa per la felicità convenzionale, e forse insulsa, di un’altra donna, la figlia di Monsieur Duval, appunto, cui la storia nega, non a caso, un nome e un volto.

La genialità dell’impianto narrativo e coreografico di Neumeier è poi tutta nell’epilogo finale.
Marguerite, a differenza di Manon, affronta sola la morte sulla scena, scivolando semplicemente via dalla vita per eternare il suo grande amore la cui verità consegnerà ad Armand nelle pagine del suo diario.
Un gesto d’amore estremo, la certezza per Armand di essere stato desiderato, voluto e profondamente amato, privilegio di poche anime elette.

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VIDEO - "La Dame aux Camelias" con Alessandra Ferri e Roberto Bolle