Lindsay Kemp

Articolo di Flavia Guidi

Lindsay in "KEMP DANCES"

Il 29 e 30 ottobre 2015, al Centro Artistico il Grattacielo di Livorno, Lindsay Kemp insieme a Daniela Maccari, Ivan Ristallo, Alessandro Pucci e James Vanzo hanno portato in scena “Kemp Dances”. Lo spettacolo fonde danza, mimo e recitazione alternando a nuove creazioni rivisitazioni dei pezzi classici del grande maestro di Liverpool.

Come sempre allo spettatore basta un secondo per immergersi nelle acque lustrali che Kemp getta su di lui attraverso lo sguardo teso verso l’infinito e gli occhi sempre umidi, che riflettono in modo così semplice e penetrante le emozioni.
Il grande maestro ci ricorda quanto per una grande performance non ci sia bisogno di grandi spazi, luci o scenografie: basta possedere un corpo e un cuore puro. Le luci, minimali, assieme all’ambiente, abitato da pochi oggetti, lasciano che nello spazio amplifichi, come un’eco, l’impatto dei gesti di così perfetta grazia. Il pubblico osserva, o meglio “ammira”, stupito, come un bambino di fronte a qualcosa di nuovo.

Lo spettacolo sembra plasmato dal pubblico e sul pubblico, mentre il maestro si lascia possedere dalla musica, come la sentisse per la prima volta, scosso come un mare in tempesta.
Anche se le scene raccontano storie molto diverse (a volte delle non-storie, ma solo percorsi emozionali), la prima e l’ultima scena rappresentano al meglio l’essenza di Kemp.
Nella prima un abito bianco, grande e vaporoso con le sue balze, viene scolpito dalla luce, che cambiando colore ne cambiano il significato, in un turbine di emozioni diverse.
Il gesto è semplice, posato; quel che basta per creare con lo spettatore un legame così stretto che quei movimenti è come se lo sfiorassero, come se quegli sguardi lo interrogassero.

Nell’ultima scena un grande velo avvolge Kemp, che tiene due stecche nelle mani, a sostenere i due lembi del velo, che gli fanno da enormi ali. Impossibile non pensare al binomio Amore-Morte, che entra in punta di piedi nella prima scena con Violetta- Kemp sulle note della “Traviata” e che, percorrendo tutte le scene, chiude l’ultima con uno zampillare luminoso di colori e suoni che muore con lo sguardo implorante aiuto del maestro: come nell’ultimo canto del cigno Kemp si ricopre interamente di una delle sue ali, accasciato a terra.

Foto nell'articolo di Maurizio Maltoni
Lindsay Kemp


Lindsay Kemp






Lindsay Kemp

Approfondimento di Adriano Ercolani
per Repubblica (13 aprile 2015)

Nella sua lunga carriera, ha catturato l’attenzione di miti come Federico Fellini, Ken Russell, Peter Gabriel, Mick Jagger e David Bowie.
Linsday Kemp è un artista straordinario, che ha attraversato ormai quasi da 50 anni la cultura underground col carisma e la grazia di un maestro naturale.
E' oggi considerato uno dei maestri del teatro di danza contemporaneo, nella sua lunga carriera la sua arte ha attratto vere e proprie leggende artistiche come Nureyev e Fellini, Mick Jagger e Ken Russell.
Soprattutto, ha esercitato un’influenza determinante sulla storia del rock. Basti pensare che tra i suoi allievi si possono annoverare Kate Bush, Peter Gabriel e, soprattutto, David Bowie che più di tutti ha dichiaratamente subìto la sua influenza.

Questo articolo è in realtà un crimine contro l’umanità.
Nessuna trasposizione scritta, infatti, può rendere la delizia di conversare con il più grande artista mimico vivente.
Ogni battuta, ricordo, sfumatura, allusione di Kemp è infatti amplificata e resa memorabile dall’incanto continuo della sua mimica facciale e dal giocoso trasformarsi della sua voce, ora beffarda, ora commossa, ora profonda, ora toccante.

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