Bayadere
a Roma con Svetlana Zacharova

Bayadere Svetlana Zacharova


Svetlana Zacharova e il sogno orientalista
Articolo di Davide Vespier

19 ottobre 2011
Al teatro dell’Opera di Roma arriva un nuovo titolo di repertorio che non poteva mancare nelle corde di un corpo di ballo che si rispetti. Bayadère, il balletto se vogliamo irrisolto, che lascia un che di incompiuto, di insensato nella bocca dello spettatore, ma che pure offre dei momenti coreografici di straordinaria purezza. Inoltre, suggestivo per l’ambientazione da mille e una notte e per le forti passioni che si delineano pur sullo sfondo di un quadro psicologico dei personaggi appena abbozzato.

È tradizionalmente un balletto lungo, che però nella versione di Rfael Avknjan è stato alleggerito, reso più lineare, pur non perdendo nulla della sua consistenza (né della sua durata).
Un primo atto per lo più pantomimico, sorprendente per quell’apertura orientalista densa di mistero e di aspettativa; un secondo atto interessante per un gran pas de deux completo, con tanto di assoli e coda con fuettes, con in più il cameo virtuosistico dell’idolo d’oro che vale già da solo i fronzoli mimici sorbiti fino a qui; un terzo atto di tutto rispetto (se il corpo di ballo lo permette) oltre perché lirico nell’ambientazione da regno delle ombre, perché finalmente la valvola coreografica si è completamente aperta per far fuoriuscire adagi ed allegri, assoli e pas dedux della più squisita tradizione del balletto sinfonico.
È senz’altro questa, infatti, la definizione da dare ai balletti petipatiani, e in maggior misura ai più antichi, di composizione coreografica in cui la narrazione è affidata alla pantomima, che spesso fa da preambolo, anche molto lungo, mentre la suggestione di una dimensione onirica o fiabesca è affidata alla pura danza, come se il luogo in cui l’anima possa esprimersi danzando sia esclusivamente quello dell’irrealtà.
Non solo un “non luogo”, ma pure un “non tempo” perché quello che si dispiega nell’arco di una lunga esibizione non è che l’incanto di un attimo in cui ti si dice: “ecco, ora sogna!”.  
Giustificate, così, tutta una serie di perfomances, con nugolo di solisti usciti dal nulla, come angeli da dietro una nuvola, perché in quella nuova dimensione l’attività più naturale, come respirare, è la danza.
Sembra riecheggiare Basilio di Cesarea, il padre della chiesa più citato dagli storici del balletto perché definiva "la danza l’attività propria degli angeli davanti alla Gloria di Dio". E Petipa lo prende in parola quando attribuisce alle sue sequenze di “tutto danza” degli “a parte” del balletto dove trionfa l’incanto del movimento libero dalle costrizioni del corpo.
Il solo antecedente di Balanchine e dei suoi concerti danzati, che hanno tutta la bellezza del classicismo di tradizione in uno stile più arioso, in una tecnica più dinamica.

Tornando alla nostra Bayadère, è fino al terzo atto che dobbiamo aspettare per ammirare qualcosa della stella ospite Svetlana Zakharova. Prima non si delinea granché di lei, se non qualche degagè infinito, di quelli ai quali ci ha abituato. Dopo la morte causata dal morso dell’aspide, per la gelosia della rivale Gamzatti (Olga Esina), la bella Nikija risorge sulla scena nei panni di un’ombra che si ricongiunge in sogno, anche solo per qualche momento, con il suo amato Solor (Alexander Volchkov).
Dal fondo oscuro la Zakharova emerge in lontananza bianca  e sottile, “animula vagula blandula”, come mossa da appena un soffio vitale.

Oltre a questo, le sue linee son fin troppo disarticolate, da perdere di consistenza così che il suo corpo sembra sfuggire da ogni parte. Le acrobazie dei suoi arti, dopo lo stupore del primo momento, divengono monotone rendendola più adatta agli allegri, per l’innegabile agilità e velocità, ma non all’adagio dove risulta indispensabile solidità ed equilibrio. Non era pertanto pulitissima, sebbene sia molto cresciuta rispetto all’inizio della sua carriera.
Non siamo dei grandi ammiratori della bella ucraina, sebbene possegga alcune innegabili doti, ma la pensavano diversamente i tanti giovani che gremivano il teatro la sera della prima gridando entusiasti ad ogni sua apparizione, soprattutto nelle esecuzioni finali.
Solor, era elegante nel movimento e completo nella tecnica, anche se come personaggio resta incompiuto.
Infine, l’idolo d’oro di Alessio Rezza resta tra i momenti più apprezzati, in cui fisicità e musicalità hanno trovato forma in un unico grande connubio.

Bayadere Svetlana Zacharova   Bayadere Svetlana Zacharova