Recensione di Davide Vespier - 29 maggio 2008 Il Corsaro
Per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma
Onore al merito di Carla Fracci
Il Corsaro, ispirato all’omonimo poemetto di Byron, è un balletto poco rappresentato fuori dai confini della Russia, almeno nella sua versione integrale.
A Roma, infatti, è la prima volta che accade, sempre nel solco di quella strategia di recupero del classico, di cui rinfoltire l’oramai nutrito repertorio del Teatro dell’Opera, portata avanti in tutti questi anni da Carla Fracci. Tanto che oggi, cosa inusuale, la danza a Roma fa più pubblico e successo della lirica.
Del Corsaro tutti conoscono il pas de trois tra Medora, Conrad e lo Schiavo, su musica di Riccardo Drigo, nel ventesimo secolo rappresentato indipendentemente anche nel resto d’Europa, ma divenendo passo a due con l’assimilazione delle due parti maschili.
Lo scambio di virtuosismi tra l’uomo e la donna, ed il dispiegamento di stile ed accademismo ne hanno fatto un pezzo forte con il quale ogni danzatore e danzatrice deve prima o poi misurarsi, soprattutto da quando Rudolph Nureyev e Margot Fonteyn l’hanno reso leggendario in una celebre rappresentazione al Covent Garden degli anni Sessanta, che è possibile ammirare oggi in molte edizioni filmate.
Preso nella sua interezza, però, rimane un balletto “ingombrante” e confusionario, almeno sul piano della concatenazione drammatica, con uno stuolo di vivaci personaggi non tutti ben caratterizzati.
Ciò detto, va aggiunto che per i puristi del balletto la trama equivale a zero, mentre questa galleria di sequenze orchestrate, se tutte interpretate da bravi ballerini, offre l’occasione di godere di danza bella e buona, e di instaurare anche dei confronti, in un gioco di rispondenze nel quale ogni danzatore ha il suo doppio.
Il primo fra tutti i confronti è fra le due interpreti femminili Ekaterina Borochenko ed Alessandra Amato, rispettivamente nei panni di Medora e dell’amica Gulnare.
Preferiamo di gran lunga i begli adagi trattenuti e i degajès lenti, la musicalità sospesa e la grazia discreta dell’Amato, anche se ancora manca della sicurezza scenica dell’etoile.
Tutto questo al cospetto della spigolosità della Borochenko, i cui movimenti paiono tagliati con l’accetta e il sorriso artificiale.
Ci piace molto Vito Mazzeo, nel ruolo di Birbanto che anima, attraverso una bella tecnica agile e dalle linee prestanti, di vivacità e colore musicale, oltre che di una certa espressività (magari un po’ affettata). Lo preferiamo al Conrad di Robert Tewesley che fino ad ora, ahinoi, qui a Roma non siamo riusciti ad apprezzare al suo meglio.
La tecnica adamantina e la grazia cortigiana di un suo Balanchine, ammirati anni fa al Comunale di Firenze, non hanno nulla a che vedere con la pochezza di questo suo ruolo.
Solo qualche tempo fa, dir male di lui ci sarebbe parsa una bestemmia, ma in queste condizioni, quasi solo mimo poco convinto e porteur poco entusiasta, non rimane che un anonimo biondino.
Lo Schiavo piroettante di Andrey Batalov, che appare all’improvviso, è in perfetto stile “vecchia Russia”, vale a dire un po’ grossolano e caricaturale per i più sofisticati, ma di indubbia potenza e sensualità per il grande pubblico.
Ci sarebbe piaciuto ammirare l’interpretazione che ne dava Giuseppe Picone nelle altre serate, per la curiosità di vedere come avrebbe declinato, in una ruolo di indubbia appariscenza, la sua tecnica votata al minimalismo e la sua cura per il particolare rifinito.
In ogni caso la danza al Teatro dell’Opera si conferma qualitativamente in ascesa, tanto da lasciarci sperare che ci siano in serbo per noi molte e più grandi sorprese.
Storia del balletto Il Corsaro
Le Corsaire è un balletto in tre atti basato sul poema The Corsair di Lord Byron, tragedia di un corsaro pubblicata in 1814.
Originariamente venne coreografato da Joseph Mazilier sulla musica di Adolphe Adam.
Il debutto avvenne il 23 gennaio 1856 all'Académie Royale de Musique, Parigi, Francia.
Il balletto ha subito molte revisioni in Russia, tra le quali ricordiamo quelle di Jules Perrot (1858), Marius Petipa (1858, 1863, 1868, 1885, e 1899), Alexander Gorsky (1912), Agrippina Vaganova (1931), Pyotr Gusev (1955), Konstantin Sergeyev (1972, 1992) e Yuri Grigorovich (1994). Durante il Diciannovesimo secolo, la partitura di Adam aveva già visto un considerevole aumento di musica addizionale e all'inizio del Ventesimo secolo si erano già aggiunti sei compositori diversi: Cesare Pugni, il granduca Pietro II di Oldenburg, Léo Delibes, Léon Minkus, il principe Nikita Trubetskoi e Riccardo Drigo.
Al giorno d'oggi Le Corsaire è rappresentato fondamentalmente in due diverse versioni. In Russia e in Europa la versione di Pyotr Gusev del 1955, in America e in alcune parti dell'Europa occidentale la versione di Konstantin Sergeyev del 1973.
Spesso però, a causa di una trama fumosa e poco coerente che ne rende difficoltoso l'allestimento, vengono presentati i suoi brani più famosi: Le Jardin Animé, il Pas d'Esclave, il Grand Pas de Trois des Odalisques ed il celeberrimo Pas de Deux.
Trama del balletto Il Corsaro Personaggi:
Conrad -- Capitano della nave dei corsari
Ali -- Schiavo di Conrad
Birbanto -- Primo compagno e amico di Conrad
Lankendem -- Mercante di schiavi
Medora -- Giovane donna greca
Gulnare -- Giovane donna greca e amica di Medora
Seid Pascià-- Un nobile turco
Prologo: Il naufragio
Un gruppo di pirati, guidato da Conrad, da Birbanto e dallo schiavo Ali, viene sorpreso in mare da una tempesta e la nave ben presto affonda.
- Atto I Scena 1:
La spiaggia - Conrad e i suoi amici sono naufragati sulla spiaggia. Arrivano alcune giovani donne greche, guidate da Medora e Gulnare, scoprono i corsari naufragati e Medora e Conrad si innamorano a prima vista. Arriva una pattuglia di commercianti turchi, guidati dal mercante di schiavi Lankandem, a caccia di giovani donne da vendere come schiave. I turchi subito catturano le giovani donne e pagano Lankendem profumatamente. Si dirigono verso il mercato degli schiavi al bazar turco e i corsari giurano di salvare le fanciulle sfortunate. Scena 2:
Il mercato degli schiavi - Il facoltoso Pascià Seid arriva al mercato per comprare alcune schiave per l'arem. Lankendem gli mostra tutte le belle fanciulle rapite in Palestina e Algeria ma il pascià non è interessato fino a quando vede Gulnare con cui Lankendem danza un Pas d'action (il Pas d'esclave). Il pascià la compra e vorrebbe comprare anche Medora, la più bella delle schiave, ma riesce a spuntarla un misterioso commerciante (in realtà Conrad mascherato) che fugge con lei, seguito dalle altre sue compagne. Nella confusione i corsari di Conrad catturano anche Lankendem.
- Atto II
La caverna del corsaro - Conrad e i corsari portano Medora e le sue compagne nella loro caverna piena di tesori.
Medora e Conrad dichiarano il loro amore e Alì giura di diventare lo schiavo devoto della fanciulla. I tre danzano un Grand Pas Classique (noto come Grand Pas de Deux à Trois o Le Corsaire Pas de Deux).
Le altre donne chiedono a Medora di intercedere per loro per farle liberare ma Birbanto e suoi amici si rifiutano e ne nasce una battaglia. Conrad riesce però a liberarle come aveva promesso.
Lankedem, che aveva visto tutto, si mette in affari con Birbanto: in cambio della libertà, fornirà una pozione che, spruzzata su un fiore, farà dormire immediatamente chiunque lo annusi. Birbanto accetta.
Conrad e Medora ritornano e Lankedem offre a lei un bouquet di fiori da dare a Conrad, il quale, appena annusatolo, si addormenta.
I corsari catturano Medora e quando Conrad si sveglia giura, con il fedele Alì, di salvarla ancora.
- Atto III
Scena 1:
L'Harem del Pascià - Seid Gulnare sta per essere festeggiata dal Pasha e si diverte. Lankendem arriva e presenta al Pasha tre bellissime donne. Esse danzano un Pas de Trois Classique (il cosiddetto Grand Pas de Trois des Odalisques). Presto Lankendem introduce il premio migliore, Medora. Anche se è molto triste per essere stata di nuovo catturata, si riprende un poco per il fatto di essere ancora con la sua amica Gulnare. Scena 2:
Il giardino animato - Medora, Gulnare e tutte le donne dell'harem si uniscono per danzare un Grand Ballabile nel quale celebrano la bellezza, la grazia e l'armonia in un giardino pieno di fiori e fontane magiche. Scena 3:
Il salvataggio - Il Pascià viene avvisato che sono arrivati dei pellegrini misteriosi. L'arrivo di questi pellegrini coincide con la preghiera della sera, condotta dal leader che in realtà è Conrad mascherato.
La vera identità dei nuovi arrivati viene subito svelata e si vendicano del Pascià, dei suoi uomini e di Lankendem e salvano Medora e Gulnare.
- Epilogo
Medora, Conrad, Gulnare e Ali si imbarcano per nuove avventure, certi questa volta di trovare felicità senza fine.