"Volevo fare il ballerino..."

Articolo-monologo di ENZO FORLEO

in occasione della Giornata Internazionale contro Omofobia, Bifobia e Transfobia
(ricorrenza ufficiale dell'Unione europea che si celebra il 17 maggio di ogni anno).

enzo forleo

Monologo scritto e portato in scena da Enzo
in occasione dell'evento speciale KOMOS & FRIENDS
a Bologna il 13 maggio 2017.


" Mi chiamo Enzo Forleo e sono un attore.
Questo è vero in parte. In realtà sono nato ballerino.
Provengo da una famiglia meridionale migrata al nord a fine anni 60.
Mio padre era un militare (dico era poiché putroppo non c'è più), mia madre artista-stoide e mia sorella, più grande di me di 7 anni che studiava danza. Fate voi l'equazione: genitori terroni (uso il termine con amore) con padre militare + madre fuori di crapa + sorella ballerina = figlio maschio gay ballerino!
Mi sono innamorato da subito della danza. Avrò avuto 5-6 anni.
Quando andavamo a prendere mia sorella a danza io rimanevo incantato e guardando la lezione da fuori; imparavo i passi e li ripetevo a casa. Non solo ero innamorato della danza, ero anche molto flessibile e squartato ... Era una spaccata continua!
”Mamma guarda la spaccata”, “Papà guarda come mi squarto, molto più di mia sorella che a studiare danza lei ci va!!!”
Così, dopo molta pressione, portarono anche me a studiare danza.

Al contrario di mia sorella, che studiava moderna, io volevo studiare classica. Non c'era da discutere. E' stata una scelta naturale.
Prima di tutto, chi è della mia generazione, sicuramente ricorda che di sabato, all'ora di pranzo, trasmettevano i più grandi balletti tra cui Nureyev, Fracci e Fonteyn. Io li guardavo tutti e rimanevo incantato (ma non davanti al pacco esagerato di Nureyev!) davanti all'eleganza e alla leggiadria della Fonteyn.

Ricordo il primo paio di mezzepunte che mi hanno comprato per andare a lezione. Saranno state più piccole delle mie mani; cosi andai a lezione. Non ricordo nulla delle lezioni tranne il fatto che ero felice, che non vedevo l'ora di andarci e che al saggio di fine anno dovevo tirare su una ragazzetta di 12 anni (ed io ne avevo solo 8) che puntualmente a lezione facevo cadere.
Ero felice. Ero totalmente nella mia dimensione. A casa mi sostenevano.
Mio padre, amante della musica classica, ogni sera dopo cena suonava un vinile di un'opera e mi convocava in sala per dirmi: “balla per papà!” ed io ballavo per lui, il mio pubblico, quello più importante.
Volevo solo ballare. Volevo fare il ballerino e lo avrei fatto.
Questo clima di felicità è stato però molto presto turbato da “agenti esterni”. Aanzi, da “la gente esterna”.

Ricordo molto bene la prima volta che sentii un commento su di me. Era alle scuole elementari, in terza elementare:
”Enzo è una femmina!” pronunciato da qualche compagno di scuola che spero oggi non esista più. Alle elementari il termine “frocio” ancora non si conosce, tra i bimbi si distingue “maschio-femmina”; ma da qui al termine “frocio”, il passo è breve, solo qualche quadrimestre. Quindi Enzo è una femmina. Sapete che Enzo va a danza? E' una bambina!!!

OK, d'accordo, io li ho incoraggiati molto: giocavo con le Barbie e scrivevo poesie. Sì dai, forse me la sono un po' cercata. Comunque nel sentire questi commenti io ci stavo davvero male.
Il fenomeno “prendiamo in giro Enzo“ si allarga ad altri bambini che mi tormentavano solo per il gusto di ferirmi.
E quando lo fanno? All'uscita di scuola. Si appostavano per vedermi passare e me ne dicevano di tutti i colori. Io naturalmente facevo finta di nulla e tiravo dritto ma i commenti li sentivo benissimo.
Così, per evitare questo siparietto all'uscita, avevo escogitato un piano semplice ed efficace: appena suonava la campanella, io mi fiondavo fuori scuola come un razzo per batterli sul tempo. Funzionava.
”Stronzi” pensavo io ”mangiate la mia polvere”.
A volte però capitava che la maestra ci trattenesse più del dovuto dopo il suono della campanella, e quando uscivo da scuola li trovavo lì ad aspettarmi. Erano ai miei occhi come i Bravi dei promessi sposi.
“Questo Chassè non s'ha da fare!”.

Ma avevo escogitato un piano anche per questa situazione: al suono della campanella mi fiondavo in bagno e facevo passare del tempo cosicchè loro se la sarebbero svignata.
Una volta, pensando fosse passato abbastanza tempo, uscii dal bagno e ... "Cazzo! Sono ancora lì!" ad aspettarmi con i loro insulti.
Questi, più grandicelli, mi dicono qualcosa d'imbarazzante, io passo a testa alta davanti a loro. Ma... in fondo al vialetto della scuola, quel giorno c'è a sorpresa: mio padre che mi aspetta e che assiste a tutta la scena.
Lui mi guarda disarmato. Io guardo lui come se niente stesse succedendo, ma quella scena me la ricorderò sempre benissimo.
Salgo in macchina e mio padre, il mio adorato padre, non dice niente. Sento che vorrebbe parlarmi ma forse non ce la fa.
Io sto zitto.


enzo forleo


enzo forleo


Poco dopo questo episodio i miei genitori vengono convocati dal mio maestro di danza al termine di una lezione e sento il maestro dire che sono davvero molto portato per la danza classica, che sono squartato, musicale, bla-bla-bla e che desidererebbe farmi fare l'audizione per la scuola di ballo del Teatro alla Scala.
Io credevo di svenire dalla felicità! Era esattamente ciò che volevo fare!
Prepararmi per diventare un ballerino professionista!
Nonostante fossi stato molto piccolo, comprendevo che in una scuola così nessuno avrebbe potuto prendere in giro ne' me e ne' la mia passione per la danza.

I miei genitori incassano l'offerta dicendo che ci penseranno.
La settimana successiva mi ritrovo così iscritto ad una scuola di teatro.
Eh già! Niente più danza, all'improvviso.
Io non avevo chiesto di fare teatro, eppure mi ritrovo allievo in una scuola della durata di 5 anni (dove poi mi diplomerò).
Addio danza. Senza spiegazioni.
Anzi, una spiegazione me l'avevano data: la scuola era troppo lontanta da casa e papà non ce la faceva più a portarmi avanti e indietro.
Strano perchè mia sorella andava a lezione dall'altra parte di Verona, in autobus. Fin da piccola.

E così fu teatro.
Non che gli insulti e le prese in giro fossero calate col teatro: rimanevo sempre una femmina. Lo sono stato dalla terza elementare fino alle medie. Alle medie ovviamente promosso a “frocio”.
Alle superiori nessun problema: liceo linguistico ed eravamo solo 4 maschi in classe. La pacchia finalmente!

Ci ho messo molti anni a capire il gesto dei miei genitori.
L'ho capito dopo che ho aperto la mia di scuola di danza e musical "Controscena", 11 anni fa. Ancora oggi i maschi disertano la danza classica, ma non perchè non vogliano.
Ricordo che una volta un bimbo si piazzò incantato sulla porta della sala prove durante una lezione di classica in corso.
Io lo osservo dal mio ufficio e gli dico: “vuoi provare la lezione? Dai vai dentro!”
Immediatamente arriva la madre come la Digos a recuperare il figlioletto per il braccio dicendo: “No, no. La classica è per le femmine!”

Vedete, la danza si distingue tra danza per i maschi (hip hop, break dance) e per le femmine (jazz e classico). Tutto va bene purchè il maschio, quel maschietto tanto adorato dalle madri, non assuma pose troppo aggraziate e che non venga scambiato per una femmina.
Così ho capito il gesto dei miei genitori.
Hanno preferito risparmiarmi un'adolescenza di insulti e cattiverie, per questo mi hanno portato a scuola di teatro. Sempre arte performativa era. E li ringrazio per questo.
Nella loro pessima decisione, hanno agito per il meglio.

Vorrei davvero vivere in un paese in cui nessuna madre debba essere forzata a togliere il figlio dalle lezioni di danza pur di salvarlo dalle prese in giro. Vorrei vivere in un paese in cui nessuna madre si rifiuta di far provare la danza classica al figlioletto poiché è "roba da femmine".
Vorrei vivere in un paese dove si smetta di pensare che ballare è da femmine e grattarsi il pacco è da maschi.
Dove essere ballerino, parrucchiere o stilista è automaticamente sinonimo di frocio.
Infine, a quelle madri che pensano che la danza classica sia roba da femmine dico questo: tranquille signore, non mi preoccuperei di vostro figlio ... piuttosto di vostro marito.
E so quel che dico! "

enzo forleo


enzo forleo


BIOGRAFIA ENZO FORLEO
Ha fondato a Lazise nel 2006 la scuola di Musical "CONTROSCENA" ed oggi questo è un ottimo polo artistico italiano.
Enzo nasce a Verona nel 1976. Nel 1983 inizia lo studio della danza classica con il Maestro Alessio Righetti e nel 1984 si iscrive alla scuola di mimo di Norma Mascalzoni dove si diploma nel 1989.
Nel 1993 entra a fare parte della pluripremiata compagnia teatrale veronese Estravagario Teatro, con la quale lavorerà fino al 2006. Grazie al musical “Non per caso a Pinocchio cresce il naso” vince numerosi premi come miglio attore ai più importanti festival e concorsi nazionali.
Nel 1997 vince una borsa di studio al Music, Arts & Show di Milano e studia danza, canto recitazione con i migliore insegnati del settore , come Susanna Beltrami, Bryan Poer, Mariangela Laquaniti, Virgilio Pitzalis, Massimo Navone.
Nel 2000 si trasferisce a Londra per approfondire lo studio del musical con gli insegnanti della Pineapple Studios e Guildhall School of Music and Drama (Robert Bicknell, Nathan Martin, Genevieve Debry).
Studia canto con il baritono Carlos Cogul.
Partecipa a spettacoli, workshops e masterclasses come “Little Women – the Musical” e “Chicago” (con Vanessa Leigh Hicks, prima ballerina del cast londinese).
Nel 2004 torna in Italia collabora con diverse realtà teatrali in veste di regista ed insegnante. Dal 2004 lavora come insegnante e regista di musical presso l’Arts Studio di Rita Pavanello.
Nel 2005 è in tour con il musical “Oliver!” nel ruolo di Fagin per la produzione Planet Musical di Massimo Romeo Piparo.
Nel 2006 apre a Lazise Controscena, una scuola di teatro e musical rivolta ad allievi di ogni età e preparazione dove insegna recitazione e canto.
Dal 2004 lavora come esperto esterno di teatro presso il comprensivo Falcone-Borsellino di Bardolino ed altre scuole della provincia ed ha allestito numerosi spettacoli di prosa e musical, lavorando con più di 2500 studenti.
Dal 2005 collabora come regista per la compagnia teatrale “Sale & Pepe” per la quale allestisce “Radio Primavera”, “I Rusteghi” e “Zente Refada”.
Nel Dicembre 2010 per “I Rusteghi” vince il premio come miglior regia al concorso “Siparietto d’Oro” di Vicenza.
Dal 2010 collabora come regista con la compagnia teatrale di Castelrotto. Dal 2015 lavora come attore per il teatro Stabile del Veneto nella produzione Romeo & Giulietta del Teatro Nuovo di Verona nel ruolo di Mercuzio, con recitazione in italiano e in inglese.