Marzo 2009
Recensione di Anna Maria Covelli

Milano - Si entra in teatro in attesa di assistere a un grande evento e di immergersi in una di quelle esperienze estreme a cui la Fura ci ha abituato negli spettacoli precedenti.

Cartelli davanti alla biglietteria avvertono che donne in gravidanza, minori di 14 anni e cardiopatici è meglio che non assistano; si sa che il pubblico diventerà “ostaggio” dei “terroristi” durante lo spettacolo, fuori dal teatro sono affissi cartelli che dicono “spari e detonazioni fanno parte dello spettacolo”.
Ci si siede e si è pronti a entrare in empatia con gli straordinari performer del gruppo catalano. In scena la pièce di Alexander Pushkin “Boris Godunov”, racconto dell’eterna lotta per il potere tra opposti estremismi.

Pochi minuti dopo l’inizio uno sparo la interrompe e i “terroristi” irrompono in scena, tra centinaia di metri di cavi e micce piazzate lungo la sala. L’intero teatro è un unico spazio scenico e i “terroristi” girano tra il pubblico con mitra puntati, aria minacciosa e passamontagna calati. L’azione si sviluppa su diversi livelli all’interno del teatro, un maxi schermo consente di vedere come vari ambienti del mondo esterno vivono l’assedio.
La tradizionale divisione tra palcoscenico e platea non esiste più.
I performer della Fura corrono su e giù dal palco, escono e rientrano dalla sala. Solo uno degli spettatori è preso in ostaggio, tra il pubblico, “ostaggi”-attori del gruppo discettano delle loro angosce.

L’impianto drammaturgico prende lo spunto da un fatto realmente accaduto in un teatro di Mosca nel 2002 a opera di terroristi ceceni.
Un terribile avvenimento che scosse profondamente il mondo intero. Una paura, quella del terrorismo, che continua ad attraversare le persone a tutti gli angoli del globo.
E la genialità della Fura è stata quella, appunto, di riportare al teatro la sua vera ed eterna funzione, quella catartica, consentendo al pubblico di vivere, ovviamente per finta, ma con intensità, l’esperienza di questa grande angoscia dell’epoca contemporanea.

“Boris Godunov” rappresenta, senz’altro, un momento più intimistico del percorso artistico del gruppo catalano che dispiega qui tutta la sua potenza tecnologica, fisica e recitativa, trasformando in presa di coscienza introspettiva la sua straordinaria forza d’impatto, fatta di performance e scelte estreme.

Boris Godunov rimane al teatro Smeraldo di Milano fino al 7 marzo.
Dal 10 al 15 marzo sarà al Teatro Nuovo di Torino;
dal 20 al 21 marzo al Teatro Comunale di Ferrara;
il 24 e il 25 marzo al Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone.

Fura dels Baus




La Fura dels Baus è il nome di una compagnia teatrale catalana. Fondato a Barcellona nel 1979, per Marcel·lí Antúnez Roca, Carles Padrissa e Pere Tantinya si definisce come un gruppo di teatro urbano che ricerca uno spazio scenico distinto da quello tradizionale. La base dei loro lavori è composta da una gamma di espedienti scenici che includono musica, movimento, utilizzo di materiali naturali e industriali, applicazione di nuove tecnologie, e il coinvolgimento diretto degli spettatori nello spettacolo. Il tutto dominato da una creazione collettiva, in cui l'attore e l'autore sono un'unica entità.

Nel corso degli anni '90, la compagnia estende i suoi progetti artistici al teatro testuale, al teatro digitale, alla realizzazione di grandi eventi, e ad altre attività.
Aziende come Pepsi o Mercedes Benz li hanno impiegati per "azioni" promozionali.

Fedele ai suoi principi di creazione partecipativa, la Fura sviluppa progetti attraverso internet, come "Work in progress 97", spettacolo nel quale di univano scene che si svolgevano simultaneamente in diverse città, in un ambito di teatro digitale.

Da ultimo si è addentrata anche nell'industria cinematografica, con la pellicola Faust 5.0.
La Fura dels Baus ha anche al suo attivo incisioni musicali come gruppo rock.

Le rappresentazioni della compagnia catalana, di impianto radicale e anticonformista, sono azioni teatrali estreme, installazioni provocatorie, oppure lavori teatrali più completi, sempre volti alla stimolazione del pubblico, cercando di provocarne spesso lo shock emotivo. Sono stati denominati dal giornale tedesco Neue Musikzeitung teppisti della subcultura (il termine tedesco, "Subkulturrabauken" è un neologismo).

Tra i vari spettacoli, premiati in diverse occasioni, si fanno notare Accions (1983), Suz/o/Suz (1985), Tier Mon (1988), Noun (1990), Manes (1996), Simbiosis (1997), Faust 3.0 (1998), OBS (2000), XXX (2002), Metamorfosis, (2005-6), Imperium (2007-8), Boris Godunov (2008).

La Fura dels Baus ha realizzato la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Barcellona del 1992.