Intervista a Giovanni Di Palma
La Rubrica "Le Stelle di Antonio Desiderio"
vi presenta questa prestigiosa intervista
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Aprile 2010
Incontro in un piacevole lounge bar un altro italiano che porta la danza italiana nel mondo: è Giovanni Di Palma, già Primo Ballerino del Balletto di Lipsia ed ora free lance di grido come Primo Ballerino ospite e Maitre de ballet in grandi compagnie tra cui Tokyo e Zagabria.

- Come ti sei avvicinato alla danza?
" Avevo più o meno sei anni quando un giorno una mia vicina di casa mi chiese di andare con lei per accompagnare sua figlia ad una lezione di danza. Fino ad allora avevo sempre ballato davanti al televisore o nel soggiorno di casa quando c’erano spettacoli di varietà ed avevo partecipato (e anche vinto devo dire) ad un paio di tornei di balli di sala organizzati per le feste di paese.
Ma quel giorno lì capii che la scuola di danza era il posto ideale per me. Ritornando a casa chiesi subito ai miei genitori di iscrivermi ed accettarono senza molte reticenze, anche se per mio padre la cosa più importante era che io cominciassi allo stesso tempo anche dei corsi di pianoforte (pensando che questo potesse distogliermi dal continuare con la danza). E invece, dopo quattro anni, decisi di abbandonare i corsi di musica continuando a frequentare invece solo quelli di danza.
Un ricordo molto vivo è quello della prima di Boheme con Luciano Pavarotti e Mirella Freni che trasmisero in tv dal teatro Regio di Torino. Per la prima volta vidi cosa era un teatro; questo contribuì alla creazione nella mia mente della volontà di abbandonare il paese per frequentare una scuola professionale per poter poi viaggiare e visitare i teatri di tutto il mondo.
Arrivato alle scuole medie tutti parlavano dell’iscrizione a scuole superiori: chi al liceo, chi ragioneria; ma io no perchè volevo andar via: Milano e Parigi erano il mio sogno.
Dopo non poche ricerche (e molti sacrifici anche per i miei genitori) arrivò l’esame di ammissione all’Accademia Nazionale di Danza.
Fui ammesso al secondo corso. "

- Come è stata la tua prima esperienza artistica?
" Era iniziato l’ultimo anno di scuola; avevo compiuto 18 anni e potevo finalmente cominciare con le audizioni. La prima fu al Teatro dell’Opera di Roma. Nella graduatoria non ero messo male, ma non rientravo comunque tra i primi posti. Una sera però mi chiamò al telefono il direttore del Balletto di Roma chiedendomi se volevo andare con loro per una tournée ... in Messico! Il sogno si era avverato!
Era la prima volta che avrei integrato una compagnia di balletto e sarei inoltre partito per il Messico. In programma c'erano una decina di città (dal confine con il Texas fino al sud ai confini con il Guatemala passando per Città del Messico). Stupendo!
Chiamai subito i miei genitori per metterli a conoscenza ... beh, loro non ne furono molto entusiasti. Comunque, il giorno dopo, cominciarono subito le prove, i primi veri dolori ma anche le prime soddisfazioni.
E’ stata un’esperienza bellissima e faticosa; una delle rare di cui ancora oggi conservo dei ricordi vivi nella mia mente.
Ricordo bene ad esempio il Bellas Artes di Città del Messico: un teatro favoloso con il grande calore della gente che ci aspettava all’uscita di ogni spettacolo per chiederci gli autografi. "

- Tu sei uno dai privilegiati ballerini italiani che ha fatto parte di compagnie estere.
" Si, finiti gli studi all’AND avevo già firmato un contratto con il teatro dell’Opera di Nizza. Non potevo restare in Italia: era sempre stato uno dei miei sogni poter fare la mia vita all’estero.
E’ stata la mia fortuna per poter crescere prima di tutto nel privato. Esperienze che mi hanno aiutato a fare progressi anche nell’ambito della danza. Mi ritrovavo con delle carenze tecniche evidenti in confronto ad altri ma potevo essere me stesso e concentrarmi sulle mie lacune e continuare a crescere. La musica lirica, quasi da subito oltre confine, aveva preso un posto importante nella mia vita, sviluppando il mio lato critico sulla tecnica e presenza scenica.
In ogni momento libero dal teatro facevo corsi di danza con Marika Besobrasova a Montecarlo o con altri professori del Centro Internazionale di Danza di Cannes e con i maestri invitati in compagnia tra cui Riccardo Nunez; mi permettevano di recuperare e di migliorarmi.
E' sempre importante potersi confrontare con altre persone, di conoscerne anche di diversi ambienti artistici. E’ questo che permette ad un persona di evolvere, di crescere e di potersi creare il background adatto per poter fare qualcosa nella vita.
Mi ritengo fortunato per tutte quelle persone che ho conosciuto, simili a me o di colore e di religione diverse, che (sin da molto giovane) mi hanno permesso di entrare nella loro sfera amicale e mi hanno dato l’opportunità di “approfittare” delle loro esperienze per capire che al mondo non si è soli con le proprie incertezze, difficoltà e paure.
E' con questo aiuto che si superano meglio gli ostacoli che ogni giorno quest’arte ti mette davanti.
Non nego però lo sconforto di lasciare persone care, cambiar una nazione per un’altra dove non si conosce nessuno e non se ne capisce la lingua. "

- Quale formazione di repertorio hai avuto?
E’ stato anche questo il bello di poter far parte di grandi compagnie estere: la possibilità di lavorare su diversi stili.
All’AND ho avuto una preparazione classica ma anche corsi di tecnica moderna con stage alla London Contemporary Dance School di Londra. Ma da subito quando ho cominciato a lavorare in compagnia a Nizza sono stato confrontato con coreografie di base classica che richiedevano un approccio più contemporaneo che un Don Chisciotte o Lago dei cigni.
In stile Van Manen e Mac Millan.
Arrivando a Dresda poi ho continuato lavorando su coreografie di Tetley Neumeir e in stile moderno tra cui Bigonzetti e altri coreografi tedeschi.
Il mio primo ruolo da primo ballerino è stato Colin ne “La fille mal gardée” di Lazzini; ma quello che mi ha fatto scoprire la mia passione per il neoclassico è stato “Volontaries” di Tetley e una creazione di Xie Pen Wang (ora direttore della compagnia di Dortmund) “Hintergrund”. Diventando Primo ballerino ho avuto la possibilità di integrare nel mio repertorio ruoli come i Principi della “Bella addormentata” e del “Lago” in diverse versioni anche quella molto moderna di Giorgio Madia, James in “La Sylphide”, Balanchine, Robbins, Tetley, Cranko, Kilyan e molti altri fino al modernissimo Marko Goecke di cui sono stato protagonista di due “prime”.

- Che rapporto hai avuto con il grande Uwe Scholz?
" Con Uwe è stato un rapporto stupendo. E’ stato la salvezza per quanto riguarda la vita privata e il grande maestro per quella artistica. Ha creduto in me quando anche io avevo perso ogni speranza. Grazie a lui sono entrato a far parte di un gruppo di ballerini straordinari quali quelli del balletto di Lipsia soprattutto per le loro personalità: ognuna assestante, unica e importante.
Uwe mi ha fatto crescere facendomi capire che in scena si è prima di tutto delle persone e poi dei ballerini, che la musica è l’unica cosa che ci ispira e l’unico punto di riferimento quando ci si ritrova davanti ad un pubblico. Lavorando con lui ho ritrovato quelle sensazioni quando da bambino con disinvoltura ballavo ascoltando la musica. Mi sono ritrovato di nuovo ad ascoltare a casa i brani per le prove cercando di trovare ogni minimo dettaglio che potesse enfatizzare ancora di più la mia tecnica. Nelle sue coreografie le difficoltà erano tantissime: combinazioni veloci e grande sforzo fisico e nella musica ho ritrovato l’aiuto per affrontarle e superarle.
L’interpretazione e l’emozione prima di tutto! Ha preso il tempo di spiegarmi e di farmi capire il suo punto di vista artistico e da subito ho capito che ne condividevo le opinioni; fino ad allora non avevo mai notato sottigliezze e dettagli che fanno la differenza (come del resto è in tutte le cose, no?!)
Uwe mi ha dato la possibilità di interpretare le sue ultime coreografie. Non mi sono mai sentito indispensabile per la sua espressione artistica ma mi ha dato la possibilità di parteciparvi e gliene sarò per sempre grato. Ancora oggi non so se sono riuscito a dimostrarlo durante i miei spettacoli ma ci ho creduto e ogni momento mi ha emozionato fino anche a condizionarne la mia vita.
Il giorno della sua morte è stato per me come ritrovarmi senza una guida; ma il suo insegnamento mi ha dato la possibilità di continuare con forza a credere in quello che facevo ed a ignorare anche coloro che hanno sempre cercato di screditare il suo lavoro (forse perché non ne hanno mai capito l’essenza).
Lui ha potuto chiudere gli occhi lasciando qualcosa di straordinario. Saprò io un giorno lasciare qualcosa? "

- Poi, dopo una lunga collaborazione con il Balletto di Lipsia come primo ballerino, ora sei free lance.
Come stai continuando la tua carriera?

" Ho voglia di confrontarmi con nuovi obiettivi, di potermi mettere di nuovo in discussione con me stesso o almeno di darmi la possibilità di vedere se posso fare altro. La famiglia Scholz mi ha chiesto di poter rimontare un’opera di Uwe per il balletto di Poznan ed ho accettato. Il tutto è andato molto bene con l’entusiasmo anche dei ballerini con i quali ho lavorato e questo mi ha incoraggiato ancora di più nella scelta fatta e continuerò prossimamente in Repubblica Ceca.
Avevo già in passato avuto piccole esperienze di Maitre con una coppia dell’Opéra de Paris e con il Balletto di Gran Canaria sempre per delle coreografie di Uwe Scholz.
Inoltre, da 5 anni sono ospite fisso a Tokyo (prima per dei Gala ed ora anche come maestro in un Open Class Studio) che mi da molte soddisfazioni.
Ho avuto la possibilità di fare da assistente per un giovane coreografo per una prima al teatro nazionale di Zagabria dove ho continuato anche come Maitre de ballet e sicuramente l’esperienza si ripeterà.
Mi ritengo fortunato e sono felice di quello che mi sta accadendo e sono pronto per delle nuove avventure anche in altri campi.
Continuerò a coltivare i miei interessi e cercare di scoprirne di nuovi.
Ma per me la cosa più bella è che sto ancora incontrando e lavorando persone stupende che mi fanno sentire felice e ottimista per il futuro. "

- Sei l’unico che si occupa di danza nella tua famiglia?
" Si, sono l’unico ad occuparmi di Danza nella mia famiglia e ad avere avuto una formazione artistica, arrivando inoltre da un piccolo paese in provincia di Benevento ... ve ne lascio immaginare le difficoltà!
Difficoltà che mi hanno portato sin dai primi giorni lontano da casa (avevo 14 anni quando mi sono trasferito a Roma), a chiudermi molto in me stesso. Cosciente della responsabilità e degli sforzi che la mia famiglia faceva per mantenermi lontano da casa, non volevo mostrare le mie paure e insicurezze. Non volevo dare ai miei genitori nessuna possibilità per portarmi indietro. Ho sempre cercato di cavarmela da solo cercando comunque di dare il massimo. "

- So che sei molto vicino a tuo fratello Arcangelo
" Mio fratello ha fatto quello che era più consono alle tradizioni di famiglia, in quanto a scelte di studi e percorsi professionali. Quando ho lasciato l’Italia mi sono allontanato da lui e non solo fisicamente.
Ogni scelta che prendevo o esperienza che facevo sapevo che non sarebbe stata accettata o compresa dalla mia famiglia e quindi nemmeno da lui. Ma, un po' di anni fa, un giorno mi sono svegliato con la voglia di parlargli e gli ho scritto una lettera dove gli parlavo di tutta la mia vita, di quello che ero diventato e di come mi sentivo e di quello che avrei desiderato, ma allo stesso tempo sottolineando che avrei capito ogni sua reazione. Il mese dopo per la prima volta e venuto a casa mia in Germania a Lipsia. Per la prima volta un membro della mia famiglia assisteva ad una mia “prima” da protagonista principale.
Un’emozione grandissima di quelle che non si dimenticano mai !!! "

- Oggi siete molto legati?
" Si, a volte mi sembra che l’artista (per sensibilità e idee)... sia lui !!!
Oggi a volte lo rimprovero perché troppo e molto affettuoso.
Ma credo che questo ora sia un vero rapporto da fratelli. Un bel rapporto che credo entrambi avevamo bisogno di avere e per mia colpa non ce ne è stata opportunità, e sono contento di essermi riavvicinato. "

- Che cos'è per te oggi la Danza?

" La danza per me è il mezzo che uso per esprimermi, è una scappatoia dalle difficoltà della vita, è la scusa per non affrontare determinate situazioni, è la possibilità di sognare ad occhi aperti, di condividere con altre persone sempre nuove esperienze, è solitudine, gioia e dolori fisici. E’ la possibilità di viaggiare e di visitare sempre posti nuovi, il mezzo per continuare a lavorare su se stessi e porsi sempre delle domande alle quali non si trova sempre una risposta.
E’ la possibilità di essere altro da se stessi e allo stesso tempo di poter essere se stessi senza esporsi direttamente; poter dare e ricevere emozioni, poter dire senza parlare, guardare senza vedere, il mezzo per parlare dei propri sentimenti senza sentire pudore. È meditazione, è euforia che ti da la forza per capire il perché delle cose, per rialzarti quando cadi, di risalire quando vai a fondo e di festeggiarne i successi. "
Giovanni Di Palma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovanni Di Palma


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






Giovanni Di Palma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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