Storia della Danza Indiana
Per la tradizione indiana, la danza, non
è conseguenza di una invenzione umana: come i testi
sacri appartenenti alla "Sruti", essa prende origine
da una "rivelazione divina".
A Brahma, il divino creatore, si attribuiscono le scritture
"originali" considerate sacre, che trattano l'arte
del teatro, della mimica, della danza e della musica. Ciò
è affermato nel primo capitolo del Natya Sastra, opera
attribuita al saggio Bharata e considerata forse il più
antico trattato di drammaturgia.
Brahma creò la danza per soddisfare le richieste degli
altri dei.
In generale, la danza indiana propone azioni che si riferiscono
a comportamenti sia umani, sia divini proposti con i relativi
stati d'animo ("Rasa"). Essa, inoltre nutre i sentimenti
("Bava") e sviluppa il piacere estetico.
Originariamente era presentata nei luoghi sacri dalle "Devadasis",
danzatrici dei templi, e l'esposizione degli episodi era
affidata alla mimica del viso e alle molteplici posizioni
delle mani.
Le Mani ed i piedi delle danzatrici sono tinti di rosso proprio
per rendere scenicamente più visibili le estremità,
in particolare le dita della mano che svolgono un ruolo importante
nella narrazione mimata.
La danza classica Bharata Natyam è originaria del
sud India.
Questo tipo di danza è considerato lo stile madre
dei sei stili di danza indiana, il quale, circa un secolo
fa, fu strutturato in una tecnica ben precisa da alcuni maestri
chiamati Nattuvanares.
Dopo la sua rinascita ed affermazione negli anni trenta,
si
è così sviluppata, fino a divenire una delle
forme di danza più complete e significative del mondo.
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