La Danza in piazza per protestare.
Manifestazione a Roma
23 marzo, 2011 - Piazza Montecitorio, Roma
Sit in contro i tagli al FUS (Fondo unico dello spettacolo).
Le star della danza sono scese in piazza per protestare e difendere i diritti della Danza, la Danza quella con la D maiuscola, quella che spesso si dimentica che è innanzittutto Arte e Cultura.


Carla Fracci: "Non costringete i giovani italiani ad emigrare!
Hasta la Victoria Siempre. Penso che il motto di Che Guevara sia il più adatto nei confronti della danza che deve vincere la sua battaglia così giusta."

Roberto Bolle: "Cambiare rotta prima che sia tardi!"

- Articolo di Donatella Bertozzi -
23 marzo 2011: una data che entrerà nella storia della Danza italiana.
Alle 14.41 precise, a nove minuti esatti dall'apertura ufficiale della manifestazione di protesta indetta da Federdanza contro i tagli al FUS, prendendo di sorpresa anche l'agguerrito manipolo di poliziotti di servizio a Montecitorio, un assai più agguerrito (e numericamente consistente) manipolo di giovanissimi ballerini, ha preso idealmente d'assalto, con la tecnica ormai collaudata del flash-mob, la piazza del nostro Parlamento mettendosi gioiosamente, e rabbiosamente, a ballare: prima sulle note frenetiche del Don Chisciotte, balletto amatissimo e popolarissimo, poi sulla melodie del Canto degli italiani, ovvero “Fratelli d'Italia”.
E i poliziotti (che ligi al rituale protocollo hanno comunque richiamato da una via laterale un camioncino della Celere, a mo' di rinforzo) per un po' li hanno lasciati fare, mentre un esercito di fotografi e cineoperatori immortalava la scena. Affiancato da una folla di curiosi e turisti, ciascuno armato di macchinetta digitale o di videofonino.
Qualche minuto e poi, ottenuto il massimo del risultato spettacolare e molti applausi a scena a perta e prima di far perdere la pazienza ai poliziotti, i giovanissimi ballerini, con ottimo senso dei tempi teatrali, si sono ordinatamente ritirati, sollevando ancora un boato di applausi.
La“prima giornata di mobilitazione nazionale” indetta da Federdanza, con l'adesione di gran parte del mondo della danza italiana (e una valanga di adesioni di solidarietà da tutto il mondo) è stata un successo!

Questa manifestazione è la prima mai convocata in centocinquantanni di storia d'Italia: mentre i giovanissimi ballavano, dietro le transenne alle spalle dell'obelisco che divide la piazza, premeva una folla fittissima – fra le cinquecento e le mille persone – di personaggi curiosi: bimbette con i capelli raccolti a crocchia e la classica coroncina, come per un saggio; decine di ragazzine in tuta che agitavano nell'aria ciascuna un paio di classiche scarpette di raso rosa.

E poi coreografi, maestri e ballerini da tutta Italia. Con l'elenco dettagliato delle presenze si potrebbe ricostruire un “Who'sWho” della danza italiana degli ultimi quarant'anni.

Tutti con un unico obbiettivo in mente: combattere, anche con un pizzico di humour, per la sopravvivenza. Come segnalavano alcuni cartelli: “Politici, se ci tagliate le gambe vi metteremo tutti alla sbarra”. E un altro: “I cigni? Se li semo magnati per fame!”. Fortunatamente, anche grazie a mobilitazioni come questa, almeno per ora questa macabra prospettiva pare scongiurata.


Sito ufficiale della protesta: www.ladanzamuore.it
Mobilitazione Danza a Roma


Mobilitazione Danza a Roma



Mobilitazione Danza a Roma







Rossella Brescia, Stefano De Martino e Luciano Cannito


DIANA FERRARA
Anche DIANA FERRARA era in piazza Montecitorio
" Eravamo tantissimi noi della Danza a Roma in piazza Montecitorio, per far sentire la nostra voce, il nostro grido accorato affinché la danza non sia dimenticata, ma anzi valorizzata come patrimonio d’Italia. Finalmente tutti insieme e tutti decisi a lottare per ottenere il giusto riconoscimento all’arte della danza.
Il nostro impegno è duro e faticoso ma con la passione superiamo ogni sforzo; superiamo ogni difficoltà ma non quella di essere ignorati e non considerati. Ci auguriamo che, dopo la concessione del ripristino del FUS al 2011, il nuovo ministro metta in atto nuove riforme atte a sostenere e migliorare la situazione “Cultura” in Italia. "
Diana Ferrara è stata prima Ballerina Etoile del Teatro dell’Opera di Roma ed è attulamente il Direttore Artistico della Compagnia ASTRA ROMA BALLET. Diana ha ballato e lavorato al fianco di grandi artisti tra cui RUDOLF NUREYEV, ERIK BRUHN e RAFFAELE PAGANINI. Nel 2000 ha ricevuto a Roma in Campidoglio il “MARFORIO D’ORO” alla carriera. Nel 2004 ha ricevuto il premio alla carriera DAVID di MICHELANGELO e nel 2006 il premio ROMA E' ARTE.











"Cultura e spettacolo al collasso, stop ai tagli"
Mobilitazione in teatri, cinema e musei. Cos è il FUS? Leggi il dettaglio

Prima che il sipario si chiuda per sempre.
La protesta mette le punte.
Per la prima volta, mercoledì alle 14,30 davanti a Palazzo Montecitorio, la danza è scesa in piazza. Tutti insieme - étoile e tecnici, coreografi e maestranze, stelle del balletto e bimbe con lo chignon - sfileranno contro i tagli al Fondo Unico dello Spettacolo che hanno ridotto a 5 milioni di euro i fondi disponibili per il 2011 (contro i già miseri 9 del 2010).
Un colpo fatale, secondo chi sta dando l’adesione alla manifestazione: inclusi miti internazionali della danza, storiche compagnie e volti televisivi. Da Carla Fracci a Carolyn Carlson, da Roberto Bolle alla compagnia del Mariinsky Theatre di San Pietroburgo, da Misha Van Hoecke a Giuseppe Picone e Vladimir Derevianko, fino a Simone Di Pasquale di Ballando con le stelle.

"Chi potrà sarà in piazza!"
Scarpette da punta al collo, prima di appenderle al chiodo.
In preparazione anche un flash-mob da imparare sul sito www.ladanzamuore.it. «E‘ grave che la danza italiana, celebrata e riconosciuta in tutto il mondo, da noi sia umiliata e i giovani siano spesso costretti ad andare all estero», spiega Carla Fracci. Chiede «un cambio di rotta prima che sia troppo tardi» Roberto Bolle, che avverte: «Questa politica colpisce al cuore la nostra stessa identità». «Per me, come per tante bambine che magari vengono dalla periferia, la danza e stata un sogno positivo da rincorrere. Un modo per esprimersi e migliorare - aggiunge Lorella Cuccarini - per la cultura sarebbe importante, invece dei tagli, dare i soldi a chi li spende bene». Concorda Marina Michetti, coreografa e patron del festival Invito alla danza, che ha portato a Roma le più importanti star: «La danza è nata in Italia e diffonde da 4 secoli in tutto il mondo un'immagine grande dell'Italia. Ma vive da anni al limite della sopravvivenza. Non ha sprechi. Se si taglia si muore».

L'APPELLO A NAPOLITANO
Affinché la manifestazione di oggi non sia la Morte del cigno, la danza lancia un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Perché abbiamo ancora nel cuore e nella memoria le sue parole dello scorso novembre: …non è mortificando la cultura che si sana il bilancio dello Stato», scrivono gli organizzatori. E sottolineando che questo settore «ha incrementato il pubblico e migliorato offerta e qualità», invocano il capo dello Stato in modo che il 150 dell’Unita’ d’Italia «non venga ricordato come l’anno della cancellazione dello spettacolo dal vivo dalla storia e dalla tradizione italiana».



Lettera della Federdanza-Agis
al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro i drastici tagli del FUS

Roma, 14/03/2011
Onorevole Presidente Napolitano, Le scriviamo questa lettera accorata perché abbiamo ancora nella memoria e nel cuore le Sue parole dello scorso novembre “..non è mortificando la cultura che si sana il bilancio dello Stato”. Con l’approvazione del Decreto “MilleProroghe” la cultura tutta è stata più che mortificata. Come è noto, l’accanimento di questo Governo contro la cultura e l’incapacità di un Ministro che, per sua stessa ammissione, non è stato in grado di convincere il Governo del ruolo chiave della cultura, porteranno all’imminente chiusura di teatri, orchestre, attività di danza e di prosa. Con la scusa di eliminare gli sprechi si è voluto in realtà togliere ai cittadini il diritto al pensiero, alla crescita, all’autonomia, alla libertà, alla conoscenza.
Tutto ciò in spregio anche a quanto prevede la nostra Carta Costituzionale che all’articolo 9 invoca la protezione dei Beni Culturali e all’articolo 33 garantisce la libertà dell’arte e della scienza.
Questa politica di menzogne svela se stessa nel momento in cui il Ministro Tremonti recupera 3 milioni di euro per l’Arena di Verona, La Scala di Milano, l’Orchestra Verdi di Milano, lasciando morire tutti gli altri. La collocazione geografica delle Fondazioni miracolate la dice lunga su questa scelta discriminante che è un’offesa per tutti gli operatori culturali italiani. L’oscurantismo e la cecità dominanti non fanno comprendere che la cultura e il turismo rappresentano non solo l’identità dell’Italia, ma uno straordinario volano per l’economia.
Perché non si parla mai di “industria spettacolo”?
Perché si dimentica che il sistema cultura produce 40 miliardi di euro di Pil, con una forza lavoro di circa 550.000 persone, che non sono mai andati in cerca di un posto fisso. A breve questi “precari” diverranno disoccupati. In questo scenario drammatico, la prima realtà artistica che sparirà è la danza, disciplina in Italia che conta un numero senza pari di praticanti. Il Fondo Unico per lo Spettacolo ritagliava per tutte le attività di danza (distribuzione, festival e rassegne, produzione e promozione) solo il 2,25% del fondo stesso, ovvero 9 milioni di Euro, che rappresentavano per tutti gli operatori una faticosa sopravvivenza. In questo settore non ci sono possibili economie da fare. Se non si sopravvive, si muore. False si dimostrano ancora una volta le affermazioni governative che avrebbero voluto premiare le cosiddette “attività virtuose”. Se c’è un settore infatti che ha incrementato il pubblico e ha migliorato l’offerta per qualità e quantità è proprio il settore danza.
Anche dai dati della Siae risulta che più del 50% dei proventi della sezione lirica deriva da spettacoli di danza e balletto, con un trend peraltro in forte aumento. Eppure la danza non è stata premiata, anzi castigata. Infatti il taglio previsto del FUS Danza cancellerà quasi tutte le attività di questo settore. Non pensiamo alla danza come al volto di qualche étoile che ha la fortuna di poter emigrare, ma alle migliaia di lavoratori che dal piccolo paesino fino al grande teatro di tradizione hanno garantito la loro presenza, pur con enormi sacrifici e difficoltà; sono questi i lavoratori che saranno puniti.
Che racconteremo, inoltre, ai nostri giovani che non avranno la possibilità di indirizzarsi a professioni riferite all’arte e che continueranno a lasciare il nostro Paese per trovare lavoro? La cultura senza il sostegno dello Stato è irrealizzabile: ogni Paese civile ne è consapevole. L’Italia invece, rispetto al resto d’Europa, investe la più bassa quota parte del Pil nazionale nella cultura. Senza cultura non c’è storia, non c’è identità. Senza cultura un Paese muore.
È notizia di questi giorni che non ci sarà alcun accorpamento tra le elezioni amministrative e la consultazione referendaria, il così detto Election Day. Da più parti viene denunciato che questo mancato accorpamento di date costerà agli Italiani circa 350 milioni di euro: uno spreco di denaro pubblico che non ci possiamo davvero permettere! Al di la della valutazione morale e politica di questa scelta, vogliamo ricordare che il Ministro Tremonti, in questi ultimi giorni, ha congelato altri 27 milioni di euro del Fus 2011.
Con questa illuminata politica di eliminazione sprechi, si trovano ingenti risorse per lo spostamento dell’Election Day, ma non si trovano finanziamenti per la cultura: il nostro bene più grande! Con un Fondo Unico dello Spettacolo a 231 milioni di euro, la danza sarà definitivamente cancellata dai palcoscenici italiani e lo spettacolo tutto collasserà.
Per tutto quanto esposto ci rivolgiamo quindi a Lei e siamo certi che farà tutto il possibile affinché il 2011 non venga ricordato come l’anno della cancellazione dello spettacolo dal vivo dalla storia e dalla tradizione italiana: un modo davvero eccellente per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia.




FUS - Fondo unico per lo spettacolo
Il Fondo unico per lo dpettacolo (FUS) è il meccanismo utilizzato dal governo italiano per regolare l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo (cinema, teatro, musica, etc). Il FUS è stato creato con l'articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163[1] per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero.

Secondo l'articolo 15 della legge 163/85, il FUS viene rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria e viene ripartito tra i vari settori con un decreto del ministro per i beni culturali. Per l'anno 2009 il finanziamento stabilito dalla legge 22 dicembre 2008 n. 203 ("Legge finanziaria 2009"), tabella C, è di 398.036.000 €. Secondo il decreto ministeriale emanato il 13 febbraio 2009[2], questa somma, al netto di 20 milioni di euro destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche, viene ripartita nei seguenti settori:
1.Enti lirici 47,5%
2.Attività cinematografiche 18,5%
3.Attività di prosa 16,3%
4.Attività musicali 13,7%
5.Attività di danza 2,3%
6.Attività circense 1,5 %
7.Altro 0,2 %
Ogni anno l'Osservatorio dello spettacolo costituito presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e inquadrato nella Direzione generale spettacoli dal vivo, redige una relazione riguardante l'utilizzo dei finanziamenti previsti dal FUS che viene presentata dal ministro al Parlamento.