E’ ora che il pubblico dica “Basta!”
a questo malcostume del Musical
Perchè questo titolo?
E' la frase uscita istintivamente da molte bocche dopo aver assistito allo spettacolo "ALADDIN il Gran Musical" della compagnia Profit Musical - Events & Events Management (non confondetevi: nulla a che fare con il nuovo Musical con Manuel Frattini).
Lo spettacolo è andato in scena dal 22 maggio 2010 all'Allianz Teatro di Assago; è poi però uscito di scena velocemente visto il livello di qualità del prodotto. Tante infatti sono state le critiche negative dei giornalisti ma soprattutto quelle sporte dagli spettatori. Abbiamo raccolto una di esse arrivata qui in redazione spontaneamente.

Abbiamo quindi deciso di pubblicarlo per due motivi:
il primo è che concordiamo su questa opinione e il secondo è giusto che il pubblico italiano pretenda di più dalle produzioni di Musical in Italia o la qualità di essi non crescerà mai rispetto a ciò che viene prodotto all'estero. Un pubblico consapevole meriterà spettacoli migliori.


25 maggio 2010, Milano
Recensione di Robert Rossi.

"Aladdin, il Gran Musical": da dove iniziare una recensione dello spettacolo? Mi verrebbe spontaneo iniziare da dove l’hanno già fatto in molti, ovvero dagli insulti, ma credo che sia più giusto partire dalle scuse.
Vorrei porgerle ad alcuni attori innocenti (di cui non voglio fare nomi per non associarli ulteriormente a questo obrobrio) ma soprattutto vorrei portare loro un messaggio di solidarietà per tutto quello che devono essere stati costretti a subire durante mesi di prove ed alcune serate di spettacolo. Parlo di quegli attori seri che, se pure alle prime esperienze in compagnie che si spacciano per professioniste, hanno sicuramente lavorato con impegno nella speranza che lo spettacolo gli avrebbe permesso di dimostrare al pubblico le loro capacità, talento e dedizione. Attori che, almeno quanto il pubblico, sono stati delusi da una produzione a dir poco vergognosa. Attori che meritano di essere rivisti perlomeno in un contesto completamente diverso, lontano da questo aborto teatrale che oltraggia ulteriormente il mondo già diffamato in lungo ed in largo del fantomatico Musical professionista.
Parlo di quelli che non sono “raccomandati” e di quelli che non sono usciti da una televisione spazzatura e scritturati solo per sfruttare la loro mal guadagnata popolarità. A voi ragazzi un po' troppo ingenui, buona fortuna e che questa esperienza vi serva la prossima volta per capire un po' meglio e forse sperare un po' meno nelle nuove compagnie esordienti che copiano solo il peggio di quelle più o meno "anziane".

Ecco alcune riflessioni che ho elaborato durante la noiosissima esperienza della prima di "Aladdin, il grande Musical”: un titolo che mente dal principio perché sarebbe stato più onesto mutarlo in: “Le Mille e Una Notte, un’incubo interminabile”. Perdonatemi il cambio stilistico e il tono colloquiale che inizio ad usare qui, ma non riesco proprio a scrivere seriamente di una pagliacciata di questo genere.

Ma vogliamo proprio parlarne di questo slogan: “Il Gran Musical”?
A prescindere dal fatto che è proprio scontato, copiato, ridotto e semplicemente cacofonico, cosa ci sarebbe di Gran in Aladdin se non la delusione?
E poi basta davvero con questa auto celebrazione senza vergogna.
Che uno spettacolo sia grande o deludente, non dovrebbe dirlo il pubblico o i critici almeno dopo averlo visto piuttosto che una promessa non mantenuta?
Si tratta di uno spettacolo o di una campagna elettorale???
Forse è proprio vero che in Italia la differenza fra le due è inesistente.
Quindi per favore, smettiamola di vendere fumo se non abbiamo l’arrosto, e questo lo dico tanto alle compagnie minori quanto a quelle che si auto proclamano professioniste.
Dov’è il garante per la pubblicità quando serve?
Probabilmente a vedere la televisione Svizzera dove ne danno pochissima.

Dai poster affissi all’Allianz Theatre si poteva già percepire il dilettantismo che trasuda da tutto lo spettacolo.
Onestamente a me basta vedere le immagini sgranate e supercompresse di ovvia origine internet, ingrandite e rimontate su di un poster per farmi capire cosa stia andando a vedere.
Se la promozione è fatta con materiale scadente, le speranze che il prodotto sia di valore sono davvero esigue. E per preparare del materiale grafico basta appoggiarsi ad uno dei numerosissimi professionisti del mestiere. Almeno sulla grafica che si può preparare con mesi di anticipo senza il panico da palcoscenico, perché cadere così in basso?

Passiamo ai contenuti, ovvero chiudiamo subito la recensione dato che non ce ne sono di menzionabili.
Come si fa a prendere un film che ha fatto numeri da capogiro nelle sale cinematografiche e a ridurlo ad un agonia dove applaudono solo gli amici degli attori (per pietà), quelli che sono stufi di vedere la pubblicità dello yogurth col Bifidus e quelli che avendo pagato il biglietto vogliono illudersi di avere visto qualcosa di un minimo valore? Posso capire la difficoltà di portare in scena uno spettacolo nuovo, non collaudato, magari rischioso, innovativo o controverso ma... a Aladino? Della Disney?
Ecco il segreto del disastro: buttiamo via tutto tranne il nome, almeno non paghiamo i diritti alla Disney. Quindi buttiamo le musiche di Alan Menkel, tanto siamo sufficientemente arroganti da credere di poter scrivere in modo altrettanto esperto. Poi buttiamo ogni speranza di avere degli attori di musical che sappiano cantare, recitare e ballare perché tanto il pubblico è abituato alla televisione e pensano che il Musical sia "Notre Dame de Paris". Per finire, buttiamo anche i tecnici audio, gli addetti alle luci ed il personale tecnico, che tanto se i microfoni non funzionano o se le scenografie non scendono poco importa quando lo spettacolo fa pena.
Quando non sappiamo come realizzare una scena (tipo ad esempio quella della caverna del tesoro) lo facciamo al buio con voci fuori campo: magari il pubblico pensa sia una trovata “sperimentale” di grande effetto teatrale e applaude lo stesso... Quando poi ci rendiamo conto che ci serve un tappeto volante (al mercatino dell’usato è davvero difficile da trovare) allora facciamo finta di innalzarci con la tecnologia e mandiamo una proiezione con tutto quello di più insulso riusciamo a pensare possa rappresentare il mondo sul quale stiamo volando: un Colosseo che sembra un’astronave romana, la Taj Mahal sradicata, e per finire il Cristo di Rio de Janeiro.
Onestamente, vista la banalità e l’assurdità delle scelte, mi aspettavo di vedere anche la torre di Pisa e la Minitalia già che eravamo in viaggio.
Ci siamo già addormentati durante le interminabili proiezioni del teatrino di "Cats" e non è il caso di ripetere la tortura per i fortunati che non l'hanno visto.

Disarmante è stato anche il fatto che la registrazione del brano sostitutivo di “A Whole New World” fosse tragica.
Ragazzi, in studio esiste una cosa ormai diventata fin troppo comune che si chiama “vocoder” e che potrebbe permettere di cantare con intonazione anche ad Amanda Lear: usiamolo almeno per il beneficio del pubblico che il biglietto lo ha pagato e si aspetta che almeno un playback sia impeccabile.

Già che siamo in tema, spendiamo due parole sulle musiche e sui testi di “Aladdin, il Gran Musical”.
Non credete che siamo già stati insultati fino troppo dalle traduzioni e dagli adattamenti dei Musical americani dove ogni rima deve essere fatta da un verbo coniugato (andrai, mangerai, verrai e poi morirai), dai futuri che sono l’unica fonte sicura di accenti sull’ultima sillaba (dicasi parole tronche tipo anrdò, mangerò, verrò e poi morirò), alle scontatissime ripetizioni di “perché, me, te, caffè e bidet”?

E’ mai possibile che nessuno sappia scrivere musiche e testi originali che siano appunto un po’ più originali? Basta con i motivetti che vanno bene a Cristina D’Avena: vogliamo iniziare a trattare il Musical con un po’ di rispetto e smetterla di fare i cialtroni pretenziosi che non dovrebbero scrivere nemmeno un jingle per vendere la carta igienica?

Passato il dolore causato dal lutto della tragica scomparsa del buongusto musicale, passiamo a sparare alla coreografa.
Questa carissima signora potrebbe essere scusata per il lavoro che ha svolto solo se fosse rimasta in coma per gli ultimi 20 anni e non si fosse accorta che gli anni ’80 sono ormai tramontati inesorabilmente (e non senza un certo sollievo da parte di tutti). Cosa volevano dire i balletti dietro i protagonisti che ricordavano i più noiosi saggi coreutici di fine anno di qualsiasi accademia?
Bravi i ballerini, ma la domanda rimane la stessa: “Perché queste scelte insulse”? Ah, ho capito: siccome è un musical (e non un'opera) allora qualcuno deve ballare a tutti i costi!

Poi mi domando: l’unica soluzione per animare il pappagallo di Jafar era proprio avere al seguito la “Morte Incappucciata”?
Non ho capito se la grande illuminaziona al regista sia venuta da “Avenue Q” o dal “Settimo Sigillo” di Bergman. Quando poi lo sventurato pennuto diventa protagonista di “A Chorus Line II, la vendetta” in uno sketch così fuori luogo da poter essere descritto solo come “agghiacciante”, giuro che ho rimpianto il non aver comperato verdura stagionata al mercato rionale perché ero tentato di lanciare i mocassini sul palco.

[Una signora esce a metà del secondo atto osceno ed io le esterno la mia invidia.]

Visto che non si è ancora salvato nessuno, continuiamo con le mie personali perplessità sul “Aladdin, il Gran Musical” al quale devo dire preferisco il “Gran Biscotto” fosse solo perché finisce prima.
Ma è sembrato solo a me che sul palco ci fossero due Jasmine? No, perché onestamente era molto più credibile la scimmietta che non Aladino, fosse solo per il timbro e l’estensione vocale.
Il casting non è un opinione, gente. Dorian, torna in TV che almeno possiamo spegnerti. E come si conviene, il meglio si tiene per la fine...

Come soprassedere alla performance del nome più stagionato del palco che in scena si trasforma in un sultano brianzolo ubriaco.
Uno sconosciuto seduto al mio fianco ha chiesto alla compagna: “Ma secondo te sta recitando?”, dubbio che sono certo ha aleggiato nell’aria già pesante delle prime file. Stai facendo il sultano, non l’oste di una bettola di Cologno Monzese mentre guarda l’Inter che vince la Champions.

Basta, basta, basta!
Davvero, finitela di giocare ai grandi e di pretendere che vi si prenda sul serio. Andate a riaprire la caverna del tesoro, buttateci dentro il regista ed il produttore e sperate che nessuno vada mai a strofinare la lampada.
Non ci vuole un genio per capire che “Aladdin, il Gran Musical” è prorio una gran bidonata, esempio dell’ignoranza in materia, della mancanza di professionalità, di senso teatrale, di gusto estetico e di competenza scenica.
E per favore, pubblico, basta andare a regalare soldi a questi inetti che si vendono per professionisti.
Invece di “Amici” guardate in DVD qualche registrazione su palco di produzioni davvero professioniste. Non parlo dei film musical, parlo delle vere produzioni teatrali dove il talento non si tira fuori dagli aggettivi gratuiti ma si costruisce con decenni di preparazione seria. Palchi reali dove non ci sono tagli cinematografici e vocoder in studio. Parlo di produzioni in cui gli attori cantano dal vivo in maniera impeccabile, recitano con convinzione e soprattutto dizione, ballano in maniera a volte sorprendente ed in alcuni casi sono anche strumentisti d’orchestra come nell’ultima versione di “Company” di Stephen Sondheim.
Si può fare anche in Italia; ci vuole solo serietà e umiltà di riconoscere ai veri maestri quello che li ha resi tali.

Per favore, basta accontentarsi della mediocrità solo perché qualcuno ci guadagna a convincerci che non si possa avere di meglio.
Andate a cercare altrove: fate un giro a New York, a Londra, in Germania, a Tel Aviv o dove vi pare (anche se vi tocca sentirlo in inglese, tedesco o ebraico) e vi accorgerete della differenza.
Andate altrove a cercare il vero Musical e il Musical vi ringrazierà per la collaborazione.



Ci tengo a precisare che questo spettacolo aveva ricevuto anche il patrocinio della città di Lodi e della Regione Lombardia. Rimborsi economici dello stato a chi fa spettacoli flop? Spero proprio e vivamente di NO visto che in Italia ci sono anche produzioni originali fatte bene che vanno in scena con i propri risparmi e senza "conoscenze".