RENT
Questo amore, così tenero e violento

31 gennaio 2006
Recensione della rivista
MUSICAL

Sarà un caso ma, per due degli spettacoli-evento del teatro milanese di fine gennaio sono previsti altrettanti debutti sugli schermi italiani delle versioni cinematografiche; peccato però che il genere film-musical in Italia non abbia quasi mai successo, salvo casi particolari.
Stiamo parlando di The Producers e di Rent, quest’ultimo ritornato a Milano, al Teatro Ventaglio Nazionale nella fortunata edizione di qualche anno fa prodotta da Pavarotti International e voluta fortemente da Nicoletta Mantovani.
Salutiamo con gioia la decisione di voler riprendere lo spettacolo, anche se per pochi giorni, in una nuova versione un po’ rivista, soprattutto per quanto riguarda il versante musicale dove ci si è orientati un po’ più verso il rock, più duro, più coinvolgente e frastornante, per “raccontare” la colonna sonora della vicenda dei giovani artisti e disadattati di New York che rincorrono tutti un traguardo: l’amore, che ti fa sognare un mondo più bello e pulito, che ti estranea un po’ dalle miserie umane, fatte di vagabondi e delinquenti, droga e aids.

E il sogno dell’amore accompagna i nostri protagonisti fino alla fine,  alla morte di Angel e di Mimì. Quest’ultima (contrariamente a quanto succede nell’opera di Puccini, La Bohème, a cui è ispirato Rent) ritorna a vivere dopo aver attraversato il “tunnel della vita” e incontrato Angel: un altro sogno dei nostri tormentati giovani artisti?
O un finale diverso voluto da Jonathan Larson, autore della rock opera, quasi a scongiurare la propria morte, sopravvenuta, purtroppo, prima ancora dell’andata in scena della sua composizione.

Forse la parola musical può sembrare riduttiva per questa, appunto “rock opera”, che presenta tutti i connotati di un vero e proprio melodramma.

 


 

 

 

Andiamo affermando da molto tempo che musical è la forma espressiva moderna della nostra tradizione operistica e infatti in questo spettacolo la forma tradizionale del puro musical è bandita; niente parti comiche, se non i giocosi momenti dei giovani squattrinati, niente lustrini e paillettes e finali sdolcinati per divertire il pubblico; anzi il pubblico qui viene trasportato in una situazione agghiacciante, violenta e tenera che lo inchioda alla poltrona ma, ci piace pensare che sia così, non può fare a meno di farsi coinvolgere dal dramma e reagire con gioia a festeggiare la bravura degli artisti in palcoscenico.

Ed è questo quello che è successo al Teatro Nazionale, la sera della “prima”: un pubblico attento, partecipe e festoso nei confronti dei protagonisti, tutti bravissimi e all’altezza della situazione.
Come non elogiare la bravura di Michele Carfora, un Roger arrabbiato e allo stesso accorato per il suo amore per Mimì; il bravo artista ha sfoderato la grinta giusta per il personaggio con una voce da perfetto rocker e una recitazione da manuale. Karima Machenour ha impersonato la tossicodipendente-ballerina Mimì con grinta e sicurezza vocale a cui accompagnava seducenti momenti coreografici. Straordinaria la prestazione di Francesca Taverni nel ruolo di Maureen, dove ha potuto mostrare appieno la sua completezza artistica: bella voce, grande carisma di attrice, e brava nel ballo; una artista che dovrebbe occupare un posto di primo piano nel mondo del musical italiano.
Altrettanto bravo Gabriele Foschi, Mark, un po’ il filo conduttore di tutta la vicenda, il sognatore regista che spiega, attraverso la sua telecamera, tutta la rabbia e la vita trasgressiva dei giovani che la notte di Natale si trovano a manifestare in piazza per lo sfratto e le ingiustizie della società americana. Da non trascurare il Collins di Bob Simon, eclettico artista che ci ha, ormai, abituati alle sue belle performance in altri spettacoli;  in questa occasione gli si affida un ruolo difficile, sia scenicamente che vocalmente, e ha superato la prova con bravura e professionalità.
Tutti giovani preparatissimi e coinvolti al massimo nei loro personaggi gli altri, alcuni dei quali impegnati in diversi personaggi dello spettacolo; come non citare Cristian Ruiz, un Angel dignitoso e dolce che riesce a trasmettere tutto l’amore capace di un uomo con un “io” di donna, ed ancora Senit, una Joanne (compagna d’amore di Maureen) un po’ più con i piedi per terra ma tormentata dalla gelosia per la sua Maureen; oppure Claudio Castrogiovanni nel viscidi panni di Benny, padrone di casa e autore dello sfratto dei suoi amici, che tenta di portare via Mimì al suo amico Roger.
Una compagnia affiatata che era completata da Carlotta Bolognese, Simone Leopardi, Elena Pel azza, Paolo Caiti e Roberto Colombo, Mattia Aicardi, Graziana Borciani, Carlo Spanò.
Nonostante si rimanga sempre, per noi cultori della filologia, un po’ perplessi per la traduzione delle canzoni e dei testi, curati da Michele Centonze, lo spettacolo dal punto di vista visivo portava la firma registica di Gianfranco Vergoni con la supervisione di Fabrizio Angelini (autore della regia della prededente edizione) che ricalca fedelmente l’allestimento originale americano firmato ma Michael Greif; uno spettacolo, lo ripetiamo, bello, travolgente e completo, perfetto dal punto di vista musicale restituito dall’ottima band formata da Lorenzo Sebastiano, Max Freschi, Andrea Morelli, Claudio G. Morosi, Fabio Sartori.
Personalmente, e mi assumo tutta la responsabilità, penso che Rent, per la sua struttura musicale, per la drammaturgia e le sfaccettature melodiche e drammatiche dei suoi personaggi, per l’impatto che ha con lo spettatore, rappresenti un “must” del teatro che dovrebbe essere sempre presente in ogni stagione teatrale che si rispetti.
Una piccola nota di cronaca: alla “prima” milanese era presente proprio la protagonista del film hollywoodiano che sta per uscire nelle sale italiane, Rosario Dawson; la bella Mimì cinematografica è stata invitata, alla fine dello spettacolo, a salire sul palco e cantare con tutta la compagnia il famoso brano “Stagioni d’amore”, questa volta cantata in lingua originale, tra l’entusiasmo al massimo dei decibel del foltissimo pubblico presente.
“Rent is back”, recita lo slogan promozionale, speriamo per non lasciarci più, aggiungiamo noi.
Sabino Lenoci