RUDOLF NUREYEV, ballerino e coreografo






Evento "RUDOLF NUREYEV"

Giovedì 17 marzo 2016 - Università degli Studi di Milano
Dipartimento di scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali - Aula Magna
P.zza Indro Montanelli, 4 - Sesto San Giovanni, Metro Sesto Marelli.
INGRESSO LIBERO (consigliamo prenotazione).
Info: Cives Universi - TEL. 335 221650 - cives.universi@gmail.com

Un convegno per ricordare Rudolf Nureyev, il 'tartaro volante'. Un ricordo a più voci del grande ballerino russo, figura eclettica e di grandissima cultura, indubbiamente il più acclamato danzatore del XX secolo.
La danza è tutta la mia vita”, ripeteva sempre Rudolf Nureyev.
Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. E’ la mia condanna forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei “quando avrò finito di vivere”.

Programma dell'evento:
- ore 14.30   Proiezione: Nureyev nel pas de deux della Bella Addormentata (1972)
- ore 14.45   Saluti di benvenuto
- ore 14.55   Maria Luisa Buzzi ( Direttrice rivista "Danza & Danza" )
- ore 15.20   Sergio Trombetta ( Giornalista saggista )
- ore 15.45   Anna Maria Prina ( Coreografa e ballerina, direttrice scuola di ballo Teatro alla Scala fino al 2006 )
- ore 16.05   Liliana Cosi ( Maestra Etoile )
- ore 16.25   Ezio Frigerio ( scenografo )
- ore 16.55   Luciana Savignano ( ballerina Maestra Etoile )
- ore 17.15   Isabel Maria Monteiro Seabra ( Maestra Etoile )
- ore 17.35   Nadia Palazzo ( Docente IULM )
- ore 18.00   Margherita Pirotto ( dottoranda )
- ore 18.20   Mauro della Porta Raffo (Scrittore e saggista) - Proiezione del film “Rudolf Nureyev alla Scala"
- ore 19.00   Spazio per domande e conclusioni.

Rudolf Nureyev


Semplicemente Rudolf

06/01/2016 - articolo di Elisabetta Testa
Ci sono persone che anche dopo la morte lasciano un segno indelebile. Rudolf Nureyev è una di queste.
La sua è la storia di una leggenda della danza. Nato su un treno il 17 marzo 1938, sfidò qualunque ostacolo pur di affermare la sua voglia travolgente di ballare.
Contornato da ricchi e potenti, capi di stato e massime cariche, signore del bel mondo e fanatici, nel profondo del suo cuore non smise mai di pensare alla sua mamma, ai suoi maestri, alla sua terra. Perché per strane, incomprensibili e ottuse imposizioni di regime, da quando il 17 giugno 1961 si tuffò nelle braccia dei gendarmi all’aeroporto francese Le Bourget, non poté mai più riabbracciare la sua famiglia, neanche scrivere o ricevere lettere. Un abominio vergognoso, per un uomo che era “semplicemente” un artista.
Cominciò a studiare da dilettante nei corsi di danza folkloristica, il suo passatempo preferito, fin da piccolo, era guardare i treni che andavano e venivano. Un presagio, un segno del destino.
Negli anni successivi studiò alla Scuola Coreografica di Leningrado poi fece parte del Balletto del Kirov dove era solista ma proprio per il suo carattere ribelle, allergico alle regole imposte, durante una tournée a Parigi, decise di non tornare mai più in Russia. Gli stava stretto un paese che non conteneva l’ampiezza delle sue vedute artistiche, la sua curiosità, la sua voglia di imparare, approfondire, ricercare.
Senza un soldo in tasca, senza amici a cui appoggiarsi, senza alcuna certezza di sfondare, Rudolf decise in pochi minuti il suo destino. Da allora in poi la sua carriera fu un susseguirsi di trionfi che sono rimasti scolpiti nella storia della danza. L’incontro con Margot Fonteyn stravolse ogni ipotetica immaginazione. Lei era già quasi alla fine della sua luminosa carriera, famosissima, lui era agli inizi del suo percorso, sconosciuto al pubblico occidentale, l’unico segno distintivo: una tecnica fuori dal comune con giri e salti mai visti prima.
Quel che rese la loro coppia incredibile fu la mescolanza perfetta dei loro temperamenti, lei interiore, controllata, lui ardente, esplosivo. Bastò poco per far nascere la leggenda del “tartaro volante”.
Era una persona colta, curiosa, sensibile, con un carisma raro. “Ringraziamo il cielo - diceva- che ho un po’ di temperamento. Se non si ha passione nelle cose ci si lascia semplicemente vivere.”
Con Napoli aveva un rapporto speciale, conteso dai teatri di tutto il mondo fu ospite tante volte del Teatro San Carlo, dove registrava ogni volta il “tutto esaurito”: indimenticabile nel 1982 il suo “Don Chisciotte” e poi “Cenerentola”, accolti dal pubblico napoletano con boati di applausi infiniti.
L’ultima volta che ballò in Italia ne “L’Après-midi d’un faune”- in coppia con Patrizia Manieri, prima ballerina del lirico napoletano - fu nell’agosto del 1991 alla Certosa di Padula dove era ospite per due spettacoli con la Compagnia del Teatro San Carlo.
Il mese prima si esibì nel ruolo di direttore d’orchestra, nello splendido scenario di Villa Rufolo a Ravello.
La musica gli era sempre stata nel sangue. La sua casa di Parigi, dove ho avuto la fortuna di andare, era un concentrato di mobili antichi, tappeti persiani, tele d’autore, bronzi.
Negli ultimi anni, scelse l’isola dei Galli, di fronte a Positano, per vivere con i “piedi nell’acqua”, in una serenità almeno apparente. Per cinque anni, Napoli divenne il suo punto di riferimento e l’isola fu il suo “luogo dell’anima”.
Il mare lo aveva sognato da sempre ed era molto simile al suo temperamento.
Stimava Vittoria Ottolenghi, che lo aveva seguito in lungo e in largo.
Una volta, quando era direttore dell’Opéra di Parigi, le disse:
”Guardami bene, così come mi vedi ora - tutto sudato, con una tuta sportiva consumata, il mio vecchio berretto di lana in testa e pantofole di feltro; sto in teatro tutto il giorno, tutti i giorni. Non mi muovo mai dalla salaprove, dalla classe o dal palcoscenico. E sto sempre con i ballerini. Ho un ufficio, certo, e molti collaboratori. Ma in quell’ufficio non ci ho mai messo piede e i collaboratori vengono qui a chiedermi le cose e a ricevere le istruzioni. Io dirigo da qui. Non delego la danza, mai. La dimostro, l’insegno e la vivo personalmente nei minimi dettagli.”
L’inquietudine lo divorava.
Avido di cultura, avido di vita. Una vita che aveva imparato a prendere a morsi e che ad un certo punto si è spezzata fermando il corpo del più grande ballerino del secolo ma non interrompendo la forza della sua presenza, l’energia, la bellezza, la bravura, l’arte infinita che ha pervaso ogni suo più piccolo movimento.
Rudolf è stata la stella più luminosa, ha allargato i confini della danza.
Dal 6 gennaio 1993, non c’è più.
“Qualsiasi cosa accada - rivoluzione, guerra, capovolgimento di ideologie, di religioni, di tutto - io devo continuare a danzare, in ogni caso, fino all’ultimo respiro.” E così è stato. Rudolf, re della danza.


Rudolf Nureyev


Video - Rudolf Nureyev a "La Storia Siamo Noi" - parte 1




Video - Rudolf Nureyev a "La Storia Siamo Noi" - parte 2





Video - Rudolf Nureyev a "La Storia Siamo Noi" - parte 3




Video - Rudolf Nureyev a "La Storia Siamo Noi" - parte 4





Rudolf Hametovic Nureyev, indimenticabile ballerino, è indubbiamente
il personaggio che ha rivoluzionato il ruolo maschile nella danza.


> Ducumentario sul grande Rudolf Nureyev


Nato il 17 marzo 1938 su un treno in una regione del lago di Baikal, durante un viaggio che la madre aveva intrapreso per raggiungere il marito a Vladivostock (trasferito per ragioni di lavoro), comincia a prendere lezioni di danza all'età di undici anni da un'anziana insegnante, la signora Udeltsova, che aveva fatto parte nientemeno dei leggendari "Ballets Russes" di Diaghilev (gli stessi che avevano collaborato con personalità artistiche del calibro di Stravinskij, Ravel, Matisse, ecc.).


> Assolo di Nureyev ne il Lago dei Cigni



Nel 1955 entra a far parte della prestigiosa scuola di ballo del Teatro Kirov di Leningrado e tre anni dopo è ammesso in compagnia.
Durante una tournée in Europa, come molti artisti suoi compatrioti, chiese asilo politico alla Francia, per sfuggire all'oppressivo regime sovietico, alle sue imposizioni e gerarchie.
Correva l'anno 1961 e nella storia quella è una data che vuol dire solo una cosa, guerra fredda. La contrapposizione, basata sul precario equilibrio nucleare, fra le due superpotenze allora vigenti, l'Unione Sovietica appunto e gli Stati Uniti

In quel clima già rovente, quando gli anticomunisti non perdono occasione per denunciare le infami condizioni di vita instaurate nel paese del socialismo reale, si scatena un vero caso internazionale. Il suo nome finisce su tutti i giornali, non sempre per i nobili motivi legati alla danza, ma per quelli più terreni della politica e questo lo porta, volente o nolente, ad essere conosciuto da un più vasto pubblico, non necessariamente interessato all'arte e al ballo.


> Nureyev interpreta Apollo

Comincia così la sua carriera in Occidente con la compagnia del Marchese di Cuevas,con il Balletto Reale Danese di Erik Bruhn e poi con il Royal Ballet di Londra dove fra l'altro instaura un celebre sodalizio con Margot Fonteyn, con la quale forma la mitica coppia destinata ad incantare il pubblico di tutti i teatri del mondo.
Nel corso della sua vita, Nureyev ha interpretato decine di ruoli, sia classici che moderni, sempre con enormi potenzialità tecniche e di immedesimazione. Ciò significa che, al pari dei cantanti lirici che per essere tali a tutti gli effetti non devono limitarsi a saper cantare, il ballerino era anche un grande attore, capace di coinvoleger il pubblico e trascinarlo nel vortice delle storie raccontate in musica dai grandi compositori.
Infine, non bisogna dimenticare che crearono per lui tutti i massimi geni della coreografia, fra i quali vanno annoverati Ashton, Roland Petit, Mac Millian, Bejart e Taylor.

Grazie a talento, bellezza e fascino gli vennero perdonate molte cose, ma nemmeno la fama riuscì a migliorare il suo temperamento.
Nureyev era notoriamente impulsivo e aveva poca tolleranza verso le regole, le limitazioni e l'ordine gerarchico.
Alcuni vedevano in questo atteggiamento mancanza di fiducia e maleducazione nei confronti delle persone con le quali Nureyev lavorava.


> Nureyev interpreta I Corsari



Nureyev frequentò Jacqueline Kennedy Onassis, Mick Jagger e Andy Warhol, e si fece la reputazione di intollerante nei confronti delle persone comuni; nonostante ciò mantenne vecchie amicizie dentro e fuori il mondo della danza classica per decenni, comportandosi come un fedele e generoso amico.
I suoi interessi erano ampi e amava discutere di tutte le tematiche, mostrando una incredibile ricchezza di conoscenze in molti campi.

Con il compimento dei 40 anni alla fine degli anni '70, iniziò l'inevitabile declino della straordinaria potenza fisica di Nureyev. Egli tuttavia continuò per molto tempo ancora ad interpretare ruoli da protagonista nei grandi balletti classici, causando in particolare dalla seconda metà degli anni '80 la disapprovazione di molti dei suoi ammiratori.

Nureyev fu molto influente nell'ambito della danza classica: da un lato egli accentuò l'importanza dei ruoli maschili, che a partire dalle sue produzioni vennero sviluppati con molta maggiore cura per la coreografia che nelle produzioni precedenti; dall'altro grazie a lui venne abbattuto il confine tra balletto classico e danza moderna.
Nureyev infatti danzò entrambi gli stili, pur essendo stato formato come ballerino classico, cosa che oggi è assolutamente normale per un ballerino, ma nella quale Nureyev fu precursore e che gli causò molte critiche ai tempi.

Quando l'AIDS fece la sua comparsa in Francia e nel mondo intorno al 1982, Nureyev vi prestò poca attenzione, come del resto fecero molti uomini omosessuali francesi. Nureyev contrasse l'HIV probabilmente proprio intorno a quegli anni. Per un po' di tempo egli semplicemente negò che ci fosse qualcosa di strano riguardo alla sua salute, e quando nel 1990 si ammalò senza ombra di dubbio, finse di avere diverse altre malattie, rifiutando qualsiasi trattamento fosse disponibile ai tempi.
Alla fine, comunque, dovette affrontare il fatto che stava morendo.

Riconquistò l'ammirazione di molti dei suoi detrattori grazie al coraggio con il quale affrontò questi momenti.
La perdita della prestanza e della bellezza fisica colpirono molto Nureyev, che tuttavia continò a lottare e ad apparire pubblicamente.

Alla sua ultima uscita pubblica, per la produzione del 1992 di The Bayadère a Palais Garnier, Nureyev fu accolto da una emozionante standing ovation del pubblico. Il Ministro della Cultura Francese, Jack Lang, gli conferì la più alta onorificenza culturale francese, il Chevalier de l'Ordre des Artes et Lettres.
Morì a Parigi, alcuni mesi dopo, all'età di 54 anni, il 6 gennaio 1993.


Rudolf Nureyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolf Nureyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolf Nureyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolf Nureyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolf Nureyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolf Nureyev



Vittoria Ottolenghi "BRAVO RUDY" intervista del 1978 (prima parte)




Vittoria Ottolenghi "BRAVO RUDY" intervista del 1978 (seconda parte)




Vittoria Ottolenghi "BRAVO RUDY" intervista del 1978 (terza parte)




Rarissimo! Nureyev nel mondo del cinema: Valentino



> Per ridere un po' - Nureyev balla con Miss Piggy al Muppet's Show !!!