Lo Schiaccianoci
al Teatro dell'Opera di Roma
Schiaccianoci deludente al Teatro dell’Opera
- Recensione di Davide Vespier

Andato in scena dal 20 Dicembre al 30 Dicembre.
La stagione ballettistica al Teatro dell’Opera di Roma si è aperta in tono dimesso, con la rappresentazione di uno Schiaccianoci che ha messo seriamente in dubbio la professionalità del suo Corpo di ballo.
Un vero peccato, perché ci pareva che in questi ultimi anni il livello tecnico ed artistico dei danzatori, così come delle produzioni di danza all’Opera, fosse esponenzialmente cresciuto, lasciandoci sperare di poter eguagliare le compagnie internazionali.

La versione coreografica presentata era quella originale di Petipa, ma ampliamente rivisitata per renderne più facile ed accessibile l’esecuzione ad interpreti non all’altezza del ruolo. E qui ci riferiamo soprattutto alla prima ballerina (udite udite!) Gaia Straccamore che non possiede le qualità tecniche sufficienti per affrontare la variazione del secondo atto, il gran pas de deux cuore pulsante di tutto il balletto, l’evento più atteso soprattutto per una versione così scarna.
Era quasi imbarazzante per il pubblico trovarla così impreparata, soprattutto nei giri che sono la sua lacuna più evidente. Si guarda bene dai fouettes, che sostituisce con una serie di piroettes, ma anche queste sono imprecise e fuori ritmo, come se avesse difficoltà a sostenersi sulle punte.

Non si può fare a meno di comparare la sua esecuzione così sporca con la pulizia di Alessandra Amato, che al confronto sembra un cristallo, impegnata nel fiocco di neve e nella danza araba. Quest’ultimo ruolo pare quasi superare di importanza quello della protagonista, visto il carisma e la sensualità sottile che sa dispiegare attraverso movimenti fluidi e precisi, morbidi e infiniti degages, linee plastiche e solidi equilibri.
C’è quindi da chiedersi: come mai un interprete del genere non sia neppure solista e chi no si regge sulle punte sia prima ballerina?
Non dovrebbe essere la prima ballerina la più “brava” della compagnia?
Ed attualmente la più brava è indubbiamente Alessandra Amato.
Lo ripetiamo fin da quando è entrata all’Opera e speriamo che prima o poi qualcosa possa cambiare.

Quanto al resto, il ruolo del Principe Schiaccianoci era affidato al russo Anton Bogov che, sebbene non di straordinarie qualità, era certo un professionista adeguato e completo. L’idea di far danzare la parte di Clara bambina a un’allieva della scuola di ballo dell’Opera ci pare impoverisca il balletto di importanti parti coreografiche che, così adattate ad una piccola interprete, perdono di rilevanza e di spessore tecnico.
Ad ogni modo si distingue il piccolo Fritz, Simone Agrò, per piglio sicuro, presenza scenica, musicalità e qualità di movimento: un sicuro talento su cui ulteriormente sperare.

Tutto il balletto sembrava un po’ troppo compattato, essendo state tagliate intere sequenze coreografiche, con il risultato che tutto risultava troppo veloce e l’incanto della fiaba di natale si disperdeva in veloci quadretti scollegati tra di loro.

Anche le scenografie non erano all’altezza del Teatro dell’Opera. Dov’è finito il celebre allestimento che Emanuele Luzzati creò proprio per questo balletto e che già da solo conferiva magia alla scena, con un gusto tutto italiano in equilibrio tra sogno e ironia?
Del resto scene e costumi sono da sempre il punto di forza della nostra tradizione teatrale, laddove la tecnica, tanto nella danza quanto nel bel canto, risulta deficitaria.

Oggi dovremmo concludere che anche quest’ultimo vanto si è consumato? Speriamo di no. Ma le speranze vanno nutrite di tanto in tanto.
Alessandra Amato - balletto
Alessandra Amato



 




Lo Schiaccianoci - Bolshoi Ballet 2010




Lo Schiaccianoci - Sofia National Opera and Ballet