Elisabetta Carnevale
 

E’ stata definita la nuova fiamma della danza italiana.
Elisabetta Carnevale cresciuta nel prolifero vivaio della scuola del Teatro dell’Opera di Roma, si è immediatamente distinta al Rudra, danzando coreografie di Maurice Béjart, l’ultimo dei grandi architetti della danza mondiale.

Roma - Gennaio 2008

In una precedente intervista ha raccontato un episodio, che mi è sembrato emblematico del dialogo che ha avuto con il Grande Maestro. A pochi giorni dalla sua scomparsa, quale emozione accompagna i suoi pensieri.

" Ho incontrato Béjart a 17 anni, quando per la prima volta muovevo i primi passi ( di Danza ) fuori dalle pareti di casa, il Teatro dell’Opera di Roma, dove avevo ricevuto una formazione classica accademica di grande rigore.
Sono arrivata a Losanna con le note di Prokofiev e Tchaikovsky che risuonavano nella mia testa, timorosa della nuova avventura che mi apprestavo a vivere.
Del Maestro avevo visto tanti spettacoli, di cui percepivo la genialità, che mi aveva incuriosita,  ma ancora non avevo idea  della Magia  che avrei scoperto nei due anni di lavoro con Béjart.

Ho nostalgia.
Nostalgia del suo genio, della sua capacità di accendere la creatività dei suoi interpreti, della facilità con la quale ci mostrava un mondo in cui l’insignificante acquista valore, dove ogni gesto, ogni parola, ogni situazione sono pura poesia. L’episodio a cui si riferisce riguarda un momento molto difficile di quegli anni, ero in sala prove con il mio partner perché il Maestro doveva montarci un pas de deux, ma non riuscivo a concentrarmi era come se le sue parole, i suoi gesti diventassero incomprensibili per me; allora Béjart ha smesso di parlare e di mostrare i passi, mi si è avvicinato mi ha preso per mano ed ha cominciato a fissarmi negli occhi.

All’improvviso ho sentito una forza che si muoveva dentro di me e mi costringeva a muovermi costruendo  una coreografia; era come se con la sola forza del pensiero mi suggerisse i passi, che io eseguivo con una sicurezza incredibile. Non ricordo quanto tempo durò l’incanto, ma alla fine Béjart era felicissimo, la magia era compiuta."

Cosa le ha lasciato l’esperienza di quegli anni?

" Tutto, nella danza come nella vita. Quando sono rientrata a Roma decisi di ritirami per qualche tempo per riuscire a fare il vuoto per  riorganizzare tutte le informazioni apprese. Gli schemi che avevo assimilato qualche anno prima avevano lasciato il posto all’Oltre, senza confini e senza conflitti.

E’ stato molto difficile il rientro, cercavo qualcosa che riuscisse a stimolare la mia crescita artistica, che potesse aiutarmi ad affinare sempre più il mio corpo ed il mio spirito.
Come avevo appreso a Losanna, mi aiutavo quotidianamente con la meditazione e il training fisico.
Ero alla continua ricerca di ispirazioni che mi proiettassero in quell’ Oltre di Béjart. Ho viaggiato per un po’, tra la Cina e gli Stati Uniti per studiare con dei maestri che univano il rigore della tecnica classica alla bellezza dello yoga e all’armonia del Gyrotonic.
Ho ritrovato l’Oltre anche nella lezione di classico, anche nelle prove di un balletto di repertorio."

Quindi è tornata al Balletto Classico?

" In effetti non me ne sono mai distaccata, ho studiato altre tecniche che potessero dare sostegno alla mia preparazione. In questi anni ho danzato Romeo e Giulietta, Coppelia, Il lago dei cigni. Ho solo provato ad aggiungere allo stile accademico quella libertà di interpretazione che ho appreso dai maestri che mi hanno guidato in questi anni."

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

" In verità sono tanti, ma per fortuna sono ancora molto giovane ed ho imparato che per costruire un edificio solido, come vorrei che fosse la mia carriera, ci vuole molto tempo e tanti mattoni. Intanto sto ampliando il mio repertorio classico e …Ma  non voglio anticiparvi altro! "

www.elisabettacarnevale.com

 

Elisabetta Carnevale

 

 

 

 

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Elisabetta Carnevale