Il
Conte di Montecristo – il
musical
INTERVISTA A GINO LANDI -
Regista
Roma, 30 Ottobre 2006 - Intervista di Morena Pompignoli
> Salve Gino, ha da poco diretto con
un grande successo di pubblico e di critica "Il Conte
di Montecristo - Il musical" a Roma.
Cosa l'ha convinta
ad accettare?
- Quando Robert Steiner (autore dei testi) e Francesco
Marchetti (autore delle musiche) mi presentarono il
progetto me ne parlarono con un tale entusiasmo che ne fui
letteralmente contagiato e travolto.
Era impossibile rifiutare
e poi a me le sfide sono sempre piaciute e questa era davvero
una bella sfida!
> Per questo concerto di presentazione
de "Il Conte
di Montecristo - Il musical" che tipo di regia ha deciso
di utilizzare?
- Ho puntato su una regia semplice ma efficace che trasmettesse
emozioni. Ho cercato di creare determinate atmosfere con
le luci create da Ghigo Micheli e con i cantanti che interpretavano
i brani dal vivo non con il microfono ad archetto ma con
quello gelato.
> Perché la scelta di usare
il microfono gelato?
- Il microfono ad archetto non mi piace molto: è uno
strumento freddo e non mi trasmette alcuna emozione rispetto
al gelato.
>
Se potesse portare in teatro questo spettacolo che tipo
di regia adotterebbe a livello, per esempio, di scene e di
costumi?
- Tutto, purtroppo, dipenderebbe dal budget che si ha a
disposizione. Intendiamoci però, in Italia ci sono
degli spettacoli che hanno grandi allestimenti ma hanno un
testo molto scarno, debole. Il tipo di allestimento che abbiamo
era già molto valido. Per non parlare
del cast: tutti grandi professionisti, molto precisi nel
loro lavoro.

> Qual'è stato il momento in cui si è maggiormente
emozionato?
- Mi sono emozionato e commosso quando il pubblico ci ha
dedicato un applauso lunghissimo che ci ha ripagato del lavoro
fatto ed enormemente gratificato. Veramente indimenticabile!
> C'è un aneddoto particolare legato alle prove
o allo spettacolo?
- Di particolare, che io ricorda, non è successo
nulla ma qualcosa di eccezionale c'è: aver montato
uno spettacolo in soli tre giorni!!!
> Nel
suo percorso artistico lei ha lavorato molto in teatro ed
in televisione.
Quali sono i loro pregi ed i loro difetti?
- E' meglio se parliamo solo degli aspetti positivi
perché se andiamo a trattare quelli negativi l'intervista
durerebbe due mesi! Sono entrambi
molto diversi.
Per esempio in televisione è il regista
che sceglie, attraverso le inquadrature, che cosa far vedere
al pubblico. Così facendo l'occhio del telespettatore
viene "catturato" da quell'immagine che gli può piacere
o meno. Stessa cosa al cinema.
In teatro è differente
perché è lo spettatore che sceglie su cosa
concentrare la sua attenzione senza che nessuno gli imponga
niente.
Unico elemento in comune è saper trasmettere
emozioni.
> Lei ha lavorato con grandi registi
e tra questi c'è Federico Fellini.
Che cosa ricorda
di lui?
- Federico Fellini era un grande regista che amava il suo
lavoro. La cosa stupefacente di lui è che
comunicava ogni volta un sogno. Cercava di trasmettere le
sue emozioni mentre effettuava le riprese. Perciò,
ogni scena girata conteneva una parte di lui.
> Guardando ai grandi artisti con i
quali ha lavorato, come per esempio Marcello Mastroianni,
Gino Bramieri, Renato Rascel e tanti altri ancora, cos'avevano
in più rispetto
a quelli di oggi secondo lei?
- Gli artisti di una volta sono irripetibili ma non ci si
può voltare indietro a guardare al passato. Ogni stagione
dà dei nuovi frutti e quindi delle nuove leve.
Tra
queste leve ci sarà qualcuno che sarà eletto
per quella stagione dal pubblico come il migliore ma non
ci sarà più nessun Gino Bramieri, Alberto Sordi
o Marcello Mastroianni.
> Lei ha lavorato per tantissimi anni
con Pietro Garinei portando sulle scene in Italia e all'estero
grandi successi come "Aggiungi un posto a tavola" o "Rugantino".
Cosa Le mancherà di lui?
- Mi mancherà lui! Con Pietro Garinei ho lavorato
per più di quarant'anni ma purtroppo questa è la
vita. Di lui mi rimangono grandi ricordi.
> Com'era Pietro Garinei nel lavoro?
- Era caparbio ed amava tanto il suo lavoro, che svolgeva
con passione e grande umiltà. Sapeva cosa voleva il "suo" pubblico
del Sistina e glielo offriva ogni volta.
> Gino, lei è un famoso coreografo
televisivo e teatrale.
Come vede la danza in Italia?
- Non molto bene.
Purtroppo si balla solo d'estate in condizioni
non sempre favorevoli perché d'estate si danza all'aperto
in serate a volte molto umide, che rendono il palcoscenico
scivoloso, mettendo a rischio il ballerino.
D'inverno invece
la danza è meno presente nei teatri e questo è molto
penalizzante. In televisione la danza non c'è proprio
ed è meglio stendere un velo pietoso ...

Gino Landi con sua moglie
> Che cos'è per lei la danza?
- Il piacere della vita e l'amore.
> Che cosa la colpisce di un attore quando lo vede
su un palcoscenico?
- La sincerità e l'energia che mette in ciò che
fa. Se è un vero artista è capace di trasmetterti
tutte le sue emozioni, dritto al tuo cuore.
> Come vede il musical in Italia?
- Il musical in Italia lo vedo come il finale delle opere
dove tutti cantano: "Partiam! Partiam!" e poi
nessuno si muove... Dov'è il musical in Italia? Io
non lo vedo assolutamente. Vedo i soliti prodotti importati
dall'estero e riproposti in Italia ma non vedo spettacoli
interamente italiani pur avendo noi ottimi compositori sia
musicali che di testi. Per non parlare del pubblico che non è ancora
educato al musical.
> Quali saranno i suoi prossimi impegni?
- Sto realizzando lo spettacolo "Geronimo Stilton
Supershow". E' uno spettacolo molto divertente
e particolare! Inoltre curerò la regia del Festival
di Sanremo che quest'anno sarà condotto da Pippo Baudo
e Michelle Hunziker.
Intervista di Morena Pompignoli
GINO LANDI - Regia e coreografia
È figlio di due artisti di varietà, che caldeggiano
i suoi studi di danza.
Debutta
in teatro come ballerino, ma ben presto si accorge di non
amare esibirsi davanti al pubblico e sceglie di dedicarsi
alla composizione coreografica.
Nel 1957 la sua firma compare
per la prima volta sulla locandina di Non sparate alla cicogna
di Macario, dopodiché è autore dei balletti
di Io e l’ipotenusa (1959) e di Cieli alti (1962).
Nel frattempo entra alla Rai con la qualifica di regista
(1958) chiamato a realizzare le coreografi e per Buone vacanze
(1959) e per Giardino d’inverno (1961). Intanto la
sua carriera teatrale si consolida grazie ai successi di
Febbre azzurra (1965), L’onorevole (1965) e Non sparate
al reverendo (1967, nuova collaborazione con Macario.
Dal
1969 inizia un importante sodalizio con Garinei e Giovannini
che lo vogliono creatore dei balletti di tutti i loro principali
spettacoli, da Angeli in bandiera ad Alleluja brava gente
(1970), da Aggiungi un posto a tavola (1974) a Felicibumta
(1975), da Bravo! (1981) alle riprese di Rugantino (1978)
e di Un paio d’ali (1997). Per lo spettacolo leggero
della Rai è il coreografo di trasmissioni popolari
come Johnny 7 (1964), La prova del nove (1964), Scala reale
(1966) e Partitissima (1967).
Intensifica la sua attività in
televisione nella duplice veste di coreografo e di regista
e si lega nella buona e nella cattiva sorte agli spettacoli
di Pippo Baudo.
Per il teatro lirico viene chiamato a realizzare
Vivì (1962) e Il barbiere
di Siviglia (1989). È anche regista di operette e
di musical (Can-Can, 1998). Maestro del teatro musicale leggero
e regista storico del Festival Internazionale dell’Operetta
fin dalla sua fondazione nel 1970, ha firmato – come
coreografo o come regista o in entrambi i ruoli – più di
trenta produzioni del Festival triestino, da Il paese dei
campanelli (1970), a Vedova allegra, Ballo al Savoy, Al Cavallino
Bianco (2003) e Paganini (2004).

Gino Landi con Mina |


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