Star italiana nel mondo.
I ballettomani italiani e non solo lo adorano.
Fisico statuario, splendido, eleganza innata e intensità interpretativa lo fanno annoverare tra quei danzatori italiani doc come pochi ce ne sono, un “fiore all’occhiello della danza italiana nel mondo”.
Intervista di
Elisabetta Testa
per la rivista Tutto Danza
Giuseppe Picone - Virtuosismi della sua carriera
Sguardo seducente e sorriso aperto, affabile e gentile, Giuseppe Picone sfoggia tecnica limpida e strepitosa e passa da ruoli drammatici ad altri più delicati con estrema versatilità.
Ovunque è accolto con caldo entusiasmo e i suo fan seguono con interesse la sua carriera, sempre in ascesa da quando, presso nella Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli che frequentava, appena dodicenne è scelto personalmente da Carla Fracci per interpretare il ruolo del giovane Nijinsky nell'omonimo balletto di Beppe Menegatti.
Giuseppe Picone - Onegin
Prosegue gli studi presso l'Accademia Nazionale di Roma, vincendo i Concorsi di Rieti e Positano, e non ha che sedici anni quando Pierre Lacotte lo invita in qualità di solista al Ballet National de Nancy dove debutta in Petruska, cui seguono La Sonnambula di Balanchine, Paquita di Petipa e L' Ombre dello stesso Lacotte: per la “giovane promessa” è il via della brillante carriera che nel giro di pochissimi anni ne decreterà lo status di star internazionale.
Infatti l’anno successivo è all’English National Ballet e nel 1977, a soli ventun’anni, è all’American Ballet Theatre dove è anche protagonista, con entusiastici consensi di pubblico e critica, di Cenerentola.
Presso l’ABT e nel mondo - ospite di prestigiosissime compagnie, dal Royal Ballet alla Staatsoper di Vienna, dal Boston Ballet alla Bucarest Ballet Opera, al Balletto Nazionale di Cuba e tanti altri - interpreta sia i principali ruoli di gran parte del repertorio classico, neoclassico e moderno, che ruoli creati appositamente per lui come il geniale Bolero di Mattini, l’assolo su musica di Ennio Morricone in diretta televisiva alla Festa della Repubblica, fino al ruolo di Humphrey Bogart nel Dance Musical Casablanca a firma di John Clifford, Direttore del Los Angeles Dance Theatre.
Tra le interpretazioni più significative Le Corsaire di Holmes al Metropolitan di New York nel 1999, insieme a Nina Ananiashvili, che gli è valsa la nomination al Premio Internazionale "Benois pour la Dance".
Accanto alla celebre stella russa ha partecipato in Giappone al tour Nina and Friends, ed al Teatro Bolshoi al Gala` Ananiashvili Annyversary; è stato invitato al Galà Stars of Ballet 2006 in Giappone ed è stato il primo italiano a partecipare al concerto di Capodanno dell'Opera di Vienna, in diretta televisiva mondiale, danzando sulle musiche del Danubio Blu, creato da Renato Zanella.
Pluripremiato - Premio Positano nel 1997 al merito e nel 2002 al valore, Premio Caserta 1999, Premio Gino Tani 2001, il Premio DANZA e DANZA 2002 come Miglior Ballerino Italiano sui palcoscenici del mondo ed ha partecipato al Galà di Danza al Festival di Cannes, con l’Etoiles del Ballet 2000, premiato come uno dei migliori interpreti del 2004, Premio Anita Bucchi come Miglior Interprete Maschile 2005/2006 e il recentissimo “Premio Asti Danza 2007”, attribuito precedentemente a Carla Fracci e Vladimir Vassiliev (Teatro Alfieri marzo) - Giuseppe Picone è ora impegnato anche in una serie di Galà, Giuseppe Picone & i Grandi della Danza, che lo vedono protagonista accanto a nomi internazionali tra i quali anche Alen Bottaini, da anni stella al Bayerishes Staatsballett.
Al contempo esprime il desiderio di poter sempre più spesso danzare a casa “sua”, nel teatro per il quale nutre un affetto speciale, il San Carlo, e non solo. Perché il calore e l’affetto con il quale è accolto è speciale, è un calore mediterraneo… tutto italiano.
Giuseppe Picone - Giselle 2006
Giuseppe Picone in Romeo e Giulietta
Giuseppe Picone - Cenerentola 2006
Giuseppe Picone al Vienna Philharmonic's 2005
New Year's Concert
> L’intervista di TUTTO DANZA
Giuseppe Picone ha incantato il pubblico del Teatro San Carlo nel ruolo di Onegin, un personaggio che sembra stato creato proprio per lui, così simile alla sua irruenza d’animo che poi, al momento giusto, sa trasformarsi in profonda sensibilità.
“Altruista, passionale e generoso”, come ama definirsi, ogni volta che Giuseppe Picone torna a ballare a Napoli, fa vivere grandi emozioni. Dopo due anni di assenza, ritorna al Teatro San Carlo, da dove è iniziata la sua carriera luminosa.
" È stata un’emozione fortissima. Ritornare a danzare nel ruolo di “Onegin”, un’emozione in più! È un balletto che sta segnando la mia carriera, l’ho già danzato a New York quando avevo 25 anni con Alessandra Ferri e a Vienna.
Quello di Onegin è un ruolo di grande maturità tecnica ed artistica, e non riuscivo a capire perché avessero scelto proprio me ma poi, sia al Metropolitan di New York che a Vienna, è stato un trionfo. È un balletto difficile che richiede una giusta proporzione nella coppia, ha delle prese molto complicate, e a livello interpretativo basta poco per essere fuori ruolo. Onegin è un aristocratico russo pieno di sé, viziato e un po’ arrogante, che non riesce ad intuire la grandezza di Tatiana, la sua dignità fino alla fine, ma è un personaggio umano, nonostante tutto ha dei valori in cui crede e il rimorso per aver ucciso Lenski, il suo migliore amico, lo perseguita.
È un balletto pieno di passione, il passo a due del terzo atto è un capolavoro assolutamente geniale. Onegin e Tatiana si amano ma il loro amore è fatale, non si incontreranno mai.
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I ballerini hanno sempre un contatto molto forte col proprio corpo, come vive i sentimenti?
Ciò che si sente dentro diventa danza e solo così si riesce a trasmettere al pubblico un’emozione. La danza non parla, comunica attraverso il gesto.
> Ha mai avuto paura, nella sua carriera?
Si, sempre. Ho paura continuamente di non essere all’altezza delle mie aspettative. Sono molto esigente con me stesso perché so di avere le possibilità per dare il meglio, me l’hanno detto in molti da Carla Fracci a Vladimir Vassiliev a Pierre Lacotte che, quando avevo sedici anni mi invitò come solista.
Ho avuto grandi riscontri in tutta la mia carriera, tutto ciò che in sala a volte mi lasciava perplesso, di fronte al pubblico, come per magia, si trasformava in un consenso.
È la forza del palcoscenico che riesce a far vivere l’artista. >
In questo momento lei è all’apice della sua carriera, guardando indietro c’è qualcosa di positivo e di negativo che ricorda in particolare?
La scuola, come momento di formazione resta sempre un ricordo bellissimo, mi viene in mente il periodo passato a Nancy e poi a Londra, ho lavorato tantissimo e con grande soddisfazione. Il momento buio è stato a New York, dove mi sono trovato spiazzato: all’American Ballet Theatre negavano l’evidenza ed è stato difficile accettarlo. Non potevo esprimere un giudizio positivo su qualcuno che subito pensavano che io mirassi ad avere qualcosa, c’è molta freddezza. Una mentalità lontana dal mio modo di vivere…
Ho lasciato l’ABT anche perché mi sono accorto che la danza classica vivrà sempre di più in Europa, dove è nata.
E poi ho sofferto moltissimo per la lontananza dalla mia famiglia.
Giuseppe Picone - Allez Walzer
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Che cosa le fa venire in mente la parola “rigore”?
La danza! E poi mia madre, una donna estremamente rigorosa, con me forse lo è stata un po’ meno, perché sono andato via di casa molto presto. I miei genitori non hanno mai amato la danza ma vedendo i miei successi, fin da piccolo, mi hanno sempre insegnato a rimanere con i piedi per terra. A dodici anni fui scelto per “Nijinski”, al fianco di Carla Fracci, Vladimir Vassiliev, Ekaterina Maximova, Eric vu An. Non è poco… e non è stato semplice visto che ero molto giovane.
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C’è qualcuno che ha segnato il suo percorso artistico?
Woiteck Lowsky, uno dei migliori ballerini degli anni settanta, prediletto da Béjart e maestro di ballo all’English National Ballet e dell’American Ballet Theatre. Mi ha formato in senso artistico e gli devo proprio tanto, i suoi insegnamenti fanno ancora parte di me.
Poi David Wall, anche lui maestro dell’English National Ballet, se Woiteck mi ha tirato fuori l’anima, David mi ha curato il corpo.
La terza persona che mi ha aiutato è Renato Zanella, dopo il periodo passato all’American Ballet Theatre ho avuto un momento di crisi e lui mi ha spinto a ricominciare a ballare, invitandomi a Vienna, dove lui era direttore.
Giuseppe Picone - La Lacrimosa
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Che cosa vorrebbe fare per aiutare la Danza in Italia?
Sono stato molto onorato di essere stato invitato alla Camera dei Deputati, dove sono intervenuti Carla Fracci, Beppe Menegatti e il Sovrintendente del Teatro dell’Opera Francesco Ernani.
Mi hanno chiamato per avere una testimonianza su come funzionano le cose all’estero. Il problema non riguarda solo l’Italia, all’ABT sono stato fermo per ben quindici settimane e, fortunatamente sono stato invitato a molti gala, ma per tanti miei amici, meno conosciuti, non è stato così.
È inquietante pensare che da un momento all’altro può non esserci più lavoro. Quello che ho detto alla conferenza con i politici è che a nessuno mai è venuto in mente di chiudere l’ABT, con tutta la storia che ha alle spalle. In Italia non si sarebbe mai dovuti arrivare a chiudere i teatri magnifici di Venezia, Genova, Torino, Bologna. Se non vogliono riaprire quei teatri per lo meno non chiudano quelli che sono in attivo.
E so benissimo che al momento le due compagnie che producono di più sono la Scala e il Teatro dell’Opera.
Ma nessuno si deve permettere di toccare l’Arena di Verona, il Comunale di Firenze, il Massimo di Palermo e il Teatro San Carlo di Napoli. L’esperienza di studiare all’estero va benissimo, è formativa, però poi bisogna poter tornare a casa! E da noi, in Italia non c’è lavoro.
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Che cos’è la danza per lei?
Una cosa che non mi ha mai tradito. È passione, amore, disciplina e sacrificio. "
> Interviste televisive
Intervista Giuseppe Picone
Piazza Grande condotta da Magalli - RaiDue 2006 - 1a parte
Intervista Giuseppe Picone
Piazza Grande condotta da Magalli - RaiDue 2006 - 2a parte
Giuseppe Picone ospite a Uno Mattina 2007 - Rai Due