La compagnia del Teatro Mariinskij
di Sanpietroburgo
 

Makhar Vaziev:
ancora una stagione nel nostro storico teatro
e il teatro andrà in ristrutturazione per 5 anni.

Intervista di Valentina Bonelli per la rivista Tutto Danza

rivista Tutto Danza


La tournée del Balletto Mariinskij al Teatro Massimo di Palermo, lo scorso settembre '06, è stata l’occasione per intervistare il direttore, Makhar Vaziev, e per fare il punto su un momento particolarmente delicato per la stabilità della compagnia.
Secondo quanto in precedenza annunciato, l’inizio dell’autunno sarebbe conciso con la chiusura del Teatro Mariinskij, per un “restauro” che dovrebbe protrarsi per quattro o cinque anni. La nuova struttura ideata dal’architetto francese Dominique Perrault, che dovrà incapsulare l’edificio storico rinnovandone totalmente il backstage, ha dato qualche problema: la stabilità del terreno si è dimostrata insufficiente per poter erigere una simile costruzione e il progetto, anche a causa di una superficie interamente vitrea che con la nebbia pietroburghese sarebbe perennemente sporca, dovrà essere rivisto.
Risultato: la chiusura del teatro slitterà, probabilmente, a partire dall’autunno 2007 e la presente stagione è stata riprogrammata in extremis lo scorso agosto.
Con comprensibile contrarietà del direttore del Balletto, che ci illustra con passione il suo punto di vista mentre, seduto nella vasta platea del Teatro Massimo, segue con un occhio le prove in palcoscenico. “Sarebbe stato logico costruire per noi un nuovo, sostitutivo teatro, prima di chiudere il Mariinskij per anni - si sfoga Vaziev - perché attualmente, purtroppo, non esiste in tutta San Pietroburgo un teatro in grando di accogliere degnamente la compagnia: non tanto per gli spettacoli - anche se ogni volta che cambiamo teatro dobbiamo adattarci alla scena - quanto soprattutto per la mancanza di sale ballo adeguate. Perché al di là dello spettacolo è sulle lezioni e sulle prove quotidiane che si basa la vita della compagnia. Si pensava di trasferirci temporaneamente nell’edificio del palazzo della Cultura, il Lem Soviet, ma per vari motivi non sarà certamente una soluzione ideale”.

Intanto, a causa dell’annunciata chiusura del teatro, diversi solisti hanno già lasciato la compagnia.
Per esempio Natal’ja Sologub e Dmitrij Semënov, Elena Vostrotina si sono trasferiti al Balletto di Dresda e Andrej Merkur’ev al Bolshoj.
Cosa si può fare per fermare quest’esodo? “Purtroppo è già accaduto - conferma Vaziev - Che il teatro avrebbe chiuso non questa ma la prossima stagione si è saputo solo lo scorso fine agosto e ormai alcuni giovani ballerini avevano già firmato contratti con altre compagnie: otto per la precisione. Alcuni avevano molto talento: per fortuna non se ne sono andati i più importanti.
Quanto è accaduto è più che comprensibile: cinque anni sono un’infinità di tempo nella vita di un ballerino. Intanto credo di essere riuscito a trovare un punto d’incontro con i ballerini più importanti.
Ho detto loro che se fossi stato convito che la situazione in cui ci troviamo sarebbe diventata dannosa per le loro carriere sarei stato io il primo a farlo presente, e nel caso li avrei pure aiutati a trovare altre sistemazioni. Comunque, in queste condizioni, è molto difficile mantenere il livello per cui siamo noti.
Ci vogliono anni per costruire una compagnia come questa e se le basi se ne dovessero andare sarebbe una gravissima perdita”. Intanto il Balletto del Mariinskij, diventato negli ultimi anni la compagnia classica più esportata, ha una fitta schedule di tournées in tutto il mondo. “Le tournée possono aiutare - conferma il direttore - e sono state certamente incrementate, ma non possono essere un’ancora di salvataggio. Lo ripeto: perché una compagnia possa svilupparsi e fiorire serve un luogo dove sentirsi a casa propria, e dove poter dedicarsi con agio alle lezioni e alle prove quotidiane. Certo, le tournées sono molto importanti, non solo economicamente, ma anche per l’arricchimento artistico della compagnia, perché danno la possibilità di vedere cose completamente diverse dalle nostre e perché sono un’irripetibile occasione di debutto per i più giovani.

A San Pietroburgo abbiamo 13 o 14 spettacoli di balletto al mese, mentre in tournée uno o anche due al giorno”. Parlando di giovani talenti non si può però non notare come da diverse stagioni, a fronte di un incantevole vivaio di ragazze, sembrano invece mancare ragazzi all’altezza. “È vero - conferma Vaziev - forse un po’ per tradizione di questo teatro, famoso da sempre per le sue splendide ballerine, nelle ultime stagioni è più difficile trovare giovani ballerini di talento. Ma in questo momento non abbiamo solo Leonid Sarafanov - dice riferendosi al protagonista della première palermitana di Don Chisciotte - ma anche alcuni altri giovani su cui puntare. Posso segnalare ad esempio Vladimir Shklyarov. Quello che è importante è che il talento non viene fuori se non si lavora duramente e se non si seguono da vicino i giovani ballerini che ne sono dotati.
Per esempio lei – continua indicandoci un’incantevole Alina Somova che, sotto la guida di Ol’ga Cencikova, sta provando le variazioni de La Bayadère –: la tengo continuamente occupata dandole compiti a casa anche quando gli altri non lavorano e informandomi poi se ha fatto tutto quello che le ho detto. Questa stagione la promuoverò solista. E insieme a lei ci sono altre giovanissime ballerine di grande talento, come Olesja Novikova, Evgenja Obratzova, Julja Bolshakova”.

Ma come si mantiene l’equilibrio tra i giovani emergenti e i ballerini già affermati? “Bisogna stare molto attenti nel promuovere i giovani e farlo con criterio, perché i primi ballerini ne sono gelosi, non vorrebbero che venissero fuori. Ma è naturale che sia così.
D’altra parte una compagnia si sviluppa e progredisce laddove c’è competizione ed è ovvio che io cerchi di crearla, o quanto meno di non dare quella pace e quella tranquillità che potrebbero essere controproducenti. Ci vuole sempre una stimolante provocazione artistica: in senso buono naturalmente.

Anche nei confronti dei giovani che promuovo, e che già interpretano ruoli solisti: a volte li faccio tornare a ballare tra le file del corpo di ballo. È chiaro che loro non vogliono, ma per la qualità della compagnia è molto importante, perché il livello, guardando i migliori, si alza. Così, viceversa, i migliori ballerini del corpo di ballo possono a loro volta interpretare ruoli da solisti”.

Dopo tante stagioni di novità chiediamo a Vaziev dei piani artistici della compagnia, in termini di ricostruzioni di classici e di nuove acquisizioni, neoclassiche e moderne. “Naturalmente voglio continuare a ricostruire i balletti classici perduti, che è importante conoscere perché rappresentano la nostra storia.
Prima della chiusura del teatro il progetto era di ricostruire interamente “Esmeralda” e “Il risveglio di Flora”, ancora una volta tramite la documentazione raccolta da Nikolaj Sergeev attualmente conservata ad Harvard e con i documenti presenti nei nostri archivi.

Eravamo già abbastanza avanti nella ricostruzione: poi l’annunciata chiusura del teatro ha fatto sospendere tutto, ma vedremo di riprendere il progetto. Il prossimo gennaio riprenderemo invece “Ondine” al Mariinskij: Pierre Lacotte, al quale ci auguraimo di affidare presto altre ricostrizioni di balletti romantici, verrà a San Pietroburgo per montare il balletto per Diana Vishnëva, che non vi aveva preso parte al debutto.

I progetti sono tanti: in 11 anni credo di aver costruito un bel repertorio: ora non è così facile ma bisogna andare avanti. Ci sarà ancora Balanchine, ma con consapevolezza, perché bisogna capire perché acquisire un balletto piuttosto che un altro. Non intendo invece dar spazio ai coreografi sovietici, perché non ritengo quell’epoca artisticamente indimenticabile per il nostro teatro.

Nel 1934, mentre Balanchine in America creava un balletto come “Serenade”, noi mettevamo in scena “La Fontana di Bachisaraj”! Il problema è che si trattava di un’epoca viziata dall’ideologia, e dei grandi coreografi, che ovviamente stimo molto e che hanno pagato a caro prezzo la loro modernità - Goleizovskij per esempio - non è rimasto quasi nulla, o almeno nulla che si possa ricostruire”. Negli ultimi tempi Makhar Vaziev ha affidato a molti giovani coreografi nuove produzioni, balletti brevi e a serata intera.

È soddisfatto dei risultati?
“Purtroppo i nuovi coreografi di talento attualmente non sono molti in Russia, ma continuerò a dar loro fiducia e ad aiutarli.
Ma, in generale, non posso dire di essere contento. È un momento in cui nel nostro paese si trovano ottimi maîtres de ballet, ma purtroppo pochissimi bravi coreografi”.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pompea Santoro


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