Dicembre 2006
Roberto Bolle alla Scala con AIDA e SCHIACCIANOCI
Intervista di di Barbara Mosconi
- Da una decina
d’anni il balletto maschile si declina con il suo
nome e lui è diventato un simbolo di volontà,
bellezza, fashion, applaudito nei più famosi teatri
del mondo, ricercato da stilisti, tv, giornali, invitato
agli eventi più glamour.
La settimana dopo «Aida» sarà di
scena «Lo Schiaccianoci», stesso teatro, stesso
protagonista. Sarà emozionato...
«Sicuramente,
i balletti sono sempre delle sfide e poi verso di me ci
sono molte aspettative, dal pubblico, dalla critica, da
persone che vengono a teatro per la prima volta dopo avermi
visto in tv o sui giornali».
- Dicono che il pubblico
milanese sia esigente e anche un po’ freddino...
«È caloroso
quando non è in abbonamento, gli abbonati spesso
non sono persone veramente interessate alla danza e senza
un pubblico che ti supporta è dura».
- Qual è il
pubblico più caloroso mai incontrato?
«I giapponesi.
Attenti, competenti, considerano i ballerini come delle
rockstar, ti seguono con affetto, ti fanno regali, ti aspettano
per ore fuori dal teatro per avere un autografo».
- Mai stato oggetto della follia di qualche fan?
«A
Tokyo una giapponese veniva a tutti i balletti, pomeriggio
e sera, ci seguiva a teatro, in albergo, dappertutto, finché una
volta le ho chiesto: “Ma che lavoro fai?”.
Si era licenziata per non perdersi nemmeno uno spettacolo!».
-
La danza occupa la sua vita da vent’anni. Che cosa
ha lasciato fuori? «Allenamento, prove, viaggi richiedono
una vita incentrata sulla danza. Nella mia posizione di étoile
internazionale non ti puoi permettere di sbagliare. Chiaramente
il fisico non è una macchina, spesso non è al
cento per cento della forma».
-
Quanto è alto
e quanto pesa?
«Un metro e 87 cm di altezza, 70 chili
di peso».
-
Misure adatte a un ballerino classico?
«Ci
sono dei vantaggi: la presenza scenica, una fisicità adatta
al ruolo del Principe alto e bello. Oltre al fatto che
anche le ballerine oggi sono più alte e questo mi
ha aiutato a livello di partner».
-
La sua giornata è tutta sbarra & cibi
sani?
«Di solito inizio alle dieci di mattina
con un’ora e mezza di riscaldamento-allenamento (sbarra,
centro e salti), seguono le prove fino alle cinque del
pomeriggio. Se c’è spettacolo, finisco alle
due e torno in teatro per fare tre quarti d’ora di
allenamento prima dell’esibizione».
-
Una disciplina
ferrea...
«Il problema di questo lavoro è che
non puoi staccare mai. Se ti fermi due o tre giorni, l’allenamento
ti richiede poi altri quattro o cinque giorni per tornare
dov’eri prima della sosta».
-
In un anno quanti
giorni di vacanza si concede?
«Tre settimane d’estate,
sapendo che poi devo recuperare con altre tre settimane
di allenamento».
-
E in vacanza dove va?
«Amo
il mare, mi piace nuotare, stare a contatto con l’acqua
più che prendere il sole. Quest’estate ho
fatto un viaggio in Africa come ambasciatore dell’Unicef».
- Perché hanno scelto lei?
«Per dare un’immagine
positiva ai giovani: sono sette anni che faccio il testimonial
dei diritti dei bambini».
-
E perché lei è un
modello positivo per i giovani?
«Ho fatto carriera
con tanti anni di studio, pratica, dedizione, cercando
di puntare a progetti di qualità. Il successo è frutto
di tante cose, talento e sacrifici, ma c’è pure
la fortuna di trovarsi in determinate situazioni al momento
giusto».
-
E lei quando è stato baciato dalla
fortuna?
«All’inizio, ero a Londra per “Il
lago dei cigni”, il primo cast si è fatto
male e sono stato scelto io. Era una megaproduzione, ballavo
con una grande interprete russa, avevo 21 anni e non parlavo
neanche inglese. Ho conosciuto Lady Diana e la famiglia
reale, è andata bene. L’anno dopo sono tornato
per “Romeo e Giulietta”».
-
Ora lei è un’étoile,
ma quand’è che ha pensato per la prima volta
"Voglio fare il ballerino"?
«Avevo 5 anni
quando ho chiesto ai miei genitori di andare a scuola di
ballo».
- E i suoi hanno detto subito sì?
«Pensavano
fosse un capriccio, come quelli di tanti bambini che durano
poco, mi hanno detto di aspettare un anno, ma io ero convinto
e così poi mi hanno iscritto a una scuola locale.
Facevo molti sacrifici, prendevo il pullman tre volte alla
settimana per andare a danzare e tornavo la sera, era una
cosa seria».
-
Chi è stato a capire che aveva
delle grandi doti?
«Mia mamma: a 11 anni mi ha portato
all’audizione alla Scala, ha avuto la lungimiranza
di farmi fare una scuola professionale. In realtà a
me piaceva ballare e non volevo staccarmi dalla famiglia».
-
È stata
dura trascorrere l’infanzia e l’adolescenza
a Milano?
«Ero un bambino ed ero ospite di una signora
anziana trovata tramite conoscenze. Stavo da solo tutta
la giornata e dopo le prove mangiavo alla mensa della scuola,
la nostalgia di casa era forte».
-
Anche Nureyev ha
riconosciuto il suo talento. Che ricordi ha di lui?
«L’ho
incontrato a quindici anni, era venuto alla Scala per “Lo
Schiaccianoci”, per me era un mito, un pomeriggio
ero in sala ballo, mi ha visto e mi ha detto di fargli
vedere quello che sapevo fare. Ero terrorizzato, imbarazzato,
lui mi ha fatto delle correzioni e mi ha scelto per il
ruolo di Tazio in “Morte a Venezia”. Ma poi
la Scuola non mi ha dato il permesso».
-
Dicono che
lei sia il suo erede...
«Non c’entriamo nulla,
fisicamente sono più alto, interpretativamente siamo
diversi, caratterialmente poi... Dicono Nureyev per dire
un nome famoso e perché non sanno a chi paragonarmi».
-
All’epoca eravate solo due ragazzi a frequentare
la scuola di ballo della Scala. L’altro che fine
ha fatto?
«Ha abbandonato. Qualche altro ragazzo
si è aggiunto in seguito, adesso la situazione è cambiata
radicalmente, fanno dei corsi solo per ragazzi».
- Programmi come «Amici» o «Ballando
con le stelle» hanno dato un certo aiuto? «Grazie
alla tv ci sono tanti ragazzi che vanno in scuole dove
si balla, si studia recitazione e canto. Essere ballerino,
cantante, attore è diventato la normalità,
certo ci sono anche dei lati negativi...».
- Ad esempio?
«In
tv tutti studiano tutto, non c’è professionalità e
poi i risultati sono mediocri e modesti. Nella realtà ci
vogliono anni di sacrifici e di impegni».
-
E la televisione
non l’ha mai cercata?
«Sì, sono andato
in giuria a “Ballando con le stelle”, mi avevano
anche chiamato ad “Amici”, ma non sono andato».
-
Si è esibito per il Papa e la regina Elisabetta,
nei teatri più famosi e negli stadi. L’emozione
più grande?
«L’anno scorso quando ho
inugurato le Olimpiadi invernali di Torino, sono riuscito
a controllare a stento l’emozione. Era la prima volta
in uno stadio, senza punti di riferimento, gli auricolari
per sentire la musica, un pavimento di legno ruvido, faceva
freddo: in quei momenti non vorresti renderti conto della
situazione se no ti viene il panico».
-
Mai avuto il
panico da palcoscenico?
«A volte, ma l’ho superato
sempre, mi aiuta il fatto di concentrarmi sul personaggio,
entrare nella storia dimenticando chi sono io».
-
Dei
personaggi interpretati a quale è più legato?
«Des
Grieux di “L’Histoire de Manon”, un personaggio
romantico, passionale, bello, un po’ come Romeo».
-
Nella vita reale è single? «Nella vita reale
sì».
-
Dicono che quando prende il tram a Milano
le fan facciano la ressa...
«Non è vero, prendo
il tram perché mi risulta comodo, ma cerco di evitare
le resse. Certo a volte quando esco dal teatro le fan mi
aspettano per la foto e per avere un autografo».
- Una volta ha detto: "La danza è di
sinistra".
«Era
volutamente provocatoria, di sinistra è gran parte
della cultura».
-
Con un governo di sinistra le cose
per la danza cambieranno?
«Lo speriamo, ci sono tante
aspettative da parte degli artisti».
-
E lei cosa chiederebbe?
«Un
aiuto sull’età pensionabile, ora i ballerini
maschi vanno in pensione a 52 anni, le donne a 49: sono
età improponibili, a meno che non si tratti di una
grande étoile. Stiamo parlando di un numero limitato
di artisti, 250-300 in tutta Italia. Abbassare l’età pensionabile
di qualche anno significherebbe dare un grosso aiuto».
-
Roberto Bolle ballerà fino a 52 anni?
«È difficile.
Sicuramente c’è difficoltà a lasciare
il palcoscenico, l’entusiasmo del pubblico, quell’energia
che ti attira e può diventare come una droga. Ma
non voglio diventare patetico, credo che un ballerino debba
comunicare emozioni positive e non sentirsi dire frasi
come: “Era così bello, era così bravo”».

Roberto Bolle è testimonial
per l'UNICEF
>>> Guarda i video del suo viaggio in Sudan
> Diario di viaggio in Sudan scritto direttamente da Roberto
Nato a Casale Monferrato è entrato giovanissimo alla
Scuola di Ballo del Teatro alla Scala: il primo a notare
il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto
per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a
Venezia di Flemming Flindt.
Nel 1996, appena due anni dopo
il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo
spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino
dall'allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust.
Da quel momento è protagonista di balletti classici
e contemporanei: La Bella Addormentata (Nureyev), Il Lago
dei Cigni (Nureyev e Dowell), La Bayadère (Makarova),
Excelsior (Dell'Ara), Cenerentola (Nureyev), Don Chisciotte
(Nureyev), Giselle (anche nella nuova versione di Sylvie
Guillem), Le spectre de la rose, La Sylphide, Manon e Romeo
e Giulietta (MacMillan), Onegin (Cranko), Nôtre-Dame
de Paris (Petit), La vedova allegra (Hynd), Ondine, Rendez-vous
e Thaïs (Ashton), In the middle somewhat elevated (Forsythe),
Tre Preludi (Stevenson), Remanso (Duato).
Si è distinto anche nei ruoli neoclassici di Agon,
Caikovsky pas de deux, ma soprattutto Apollon Musagète,
che gli ha permesso di ottenere una candidatura al Premio
"Benois de la danse".
Nel 1995 ha conseguito sia il Premio "Danza e Danza",
sia il Premio "Positano". Nel 1996, alla sola età di
21 anni, si è intensificata la sua carriera internazionale.
Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese,
il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese,
la Staatsoper di Berlino, la Staatsoper di Dresda, il Teatro
dell'Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, il
Kirov e il Bolshoi, il Teatro dell¹Opera di Zagabria,
l'8°, 9° e 10° Festival Internazionale di Balletto
a Tokyo, il Tokyo Ballet, l'Opera di Roma, il San Carlo di
Napoli, il Teatro Comunale di Firenze.
Derek Deane, direttore dell¹English National Ballet,
crea per lui due produzioni, Il Lago dei Cigni e Romeo e
Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall
di Londra.
Nel 2000 Renato Zanella, direttore del Ballo al Teatro dell'Opera
di Vienna, crea per lui Ave Verum, su musica di Mozart.
In occasione del 10° anniversario dell'Opera del Cairo,
partecipa ad una spettacolare Aida alle Piramidi di Giza
e successivamente è all'Arena di Verona per una nuova
versione di Aida trasmessa in Mondovisione.
Dal 1998 è artista ospite residente al Teatro alla
Scala.
Fra le sue numerose partner: Asylmuratova, Benjamin, Bussell,
Cullum, Durante, Ferri, Fracci, Glasco, Guérin, Guillem,
Hodgkinson, Illmann, Jaffe, Knop, Kohoutkova, Lacarra, Letestu,
Noja, Nunez, Pankova, Pasaric, Pavlenko, Pujol, Rojo, Semionova,
Tapper, Vallo, Vishneva, Yanowsky, Cojocaru, Sologub.
Nel 1999 a Roma, gli viene assegnato il Premio "Gino
Tani" per il suo contributo alla diffusione dei valori
della danza e del movimento.
L'anno successivo (28 giugno 2000) gli viene conferito a
Firenze il Premio "Galileo 2000" con la consegna
del "Pentagramma d'Oro".
Nell'ottobre del 2000 inaugura la stagione del Covent Garden
di Londra con Il Lago dei Cigni nella versione di Anthony
Dowell e nel novembre viene invitato al Bolshoj per celebrare
il 75° anniversario di Maja Plisetskaja alla presenza
del Presidente Putin.
Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, danza a Buckingham
Palace al cospetto della Regina d'Inghilterra, e l'evento
è ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti
i paesi del Commonwealth.
Nell'ottobre 2002, al Teatro Bolshoj di Mosca, è
protagonista con Alessandra Ferri del Romeo e Giulietta di
Kenneth MacMillan, in occasione della tournée del
Balletto della Scala di Milano.
Nel marzo 2003, al Teatro Covent Garden di Londra, è
protagonista, accanto a Darcey Bussell, della première
de La Bella Addormentata, la nuova produzione realizzata
da Natalia Makarova per il Royal Ballet, mentre in luglio,
in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni di San Pietroburgo,
danza Il Lago dei Cigni, ancora con il Royal Ballet, al Teatro
Mariinsky.
Per il ritorno del Fauno Danzante a Mazara del Vallo Roberto
Bolle danza l'Après-Midi d'un Faune di Amedeo Amodio.
Il 1° aprile 2004 balla al cospetto di sua Santità
Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione
della Giornata della Gioventù.
Dalla stagione 2003-2004 gli viene riconosciuto il titolo
di étoile del Teatro alla Scala.
Dal 1999 Roberto Bolle è "Ambasciatore di buona
volontà" per l'UNICEF.
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Le Jeune
homme et la Mort
Marzo 2006 - Per la prima volta, entra nel
repertorio del Teatro Arcimboldi di Milano e
che per due recite vedrà debuttare Roberto
Bolle e Darcey Bussell.
Opera d'amore drammatica.
Tutto viene espresso dalla danza, una danza d’un
realismo sorprendente, con una una profonda poesia.
Il balletto, provato a lungo su musica jazz, è d’un
ritmo trepidante e sincopato. |
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