STRIKE A POSE

Documentario sulla storia dei ballerini di Madonna
nel "Blond Ambition Tour"


STRIKE A POSE film documentario madonna


Ideatori e registi: Ester Gould - Reijer Zwaan
Prodotto da CTM Docs




nei cinema italiani il 5 e 6 dicembre 2016 nelle sale Nexo Digital. Ora disponibile su Netflix.

I protagonisti:
Carlton Wilborn - Oliver Crumes - Luis Camacho - Salim Slam Gauwloos - Kevin Stea

Intervista a KEVIN STEA



Recensione di IRENE ROMANO
2 dicembre 2016, Milano
Innanzittutto, è importante precisare che questo non è un documentario indirizzato ai nostalgici anni 90 o ai fans più accaniti di Madonna. Questo documentario ricco di Danza è un racconto intenso, senza inutili giri di parole sul "dietro le quinte" del successo. Se si parla di "notorietà" nessuno parla di quello che in realtà può nascondere.
Sogni anche tu di diventare un ballerino amato in tutto il mondo? In pochi ci riescono. Ma poi? Poi nessuno ti dice che effetto avrà DAVVERO sulla tua vita. Un momento prima sei "il ballerino di Madonna", un momento dopo ... è tutto drasticamente finito. "Strike a Pose" analizza l'attuale vita reale di 6 uomni che parlano apertamente degli "effetti collaterali" subiti dallo Show Business ai più alti livelli e delle ombre che nasconde. Sono storie emozionanti fatte anche di delusioni e malattie.
Parlano apertamente su come il successo (a livello mondiale) ti stravolga totalmente la vita e ti possa portare al limite.
Oggi, nel 2016, periodo in cui i Talent Show TV sfornano in modo continuo ed ossessivo nuovi artisti, è importante fermarsi ad ascoltare la voce di questi 6 uomini che si raccontano e si ritrovano nuovamente insieme dopo 25 anni.
Perchè l'altra faccia della medaglia ... non te la dice mai nessuno!
Quindi, come non rimanere colpiti dall'intensità di questo documentario?

P.S. Dico sinceramente di essermi commossa quasi per tutta la durata del film!


STRIKE A POSE film documentario madonna


Un tuffo nei ricordi degli anni 90,
un documentario commuovente con 6 ballerini
di MADONNA nel suo Tour che divenne un Cult

30 giugno 2016 - Articolo di IRENE ROMANO
Il "Blond Ambition World Tour" (1990) è stato il 2° tour mondiale di Madonna. È considerato il tour per eccellenza, per aver rivoluzionato il modo di fare spettacolo nel pop e nel rock con i concerti. Fu una rivoluzione nel modo di guardare all’omosessualità, un’istigazione contro il perbenismo, un pugno ai pregiudizi.
Tanto da diventare nel 1991 il docu-film "Truth or Dare" (A letto con Madonna). Questo docu-film divenne un vero Cult per i fan di tutto il mondo e il corpo di ballo protagonista divenne celebre.

Per questi danzatori americani condividere il palcoscenico con Madonna fu un sogno che divenne realtà accompagnando la Pop Star nel tour mondiale che fece scandalo con il suo mix di sesso e religione.
6 di quei ballerini, omossessuali, sono divenuti attivisti per i diritti dei gay. Un tempo 20enni, girarono il mondo ammaliando un’intera generazione, grazie anche a quella coreografia cult che fu VOGUE in un periodo cruciale per il mondo del Pop e per la comunità glbtq.
Ma non dimentichiamo che essere apertamente gay nei primi anni 90 non è come esserlo oggi nel 2016.
Gabriel si vergognava di quel bacio con il suo collega ripreso dalle telecamere e fino alla fine pregò Madonna di non utilizzarlo nel film. Ma lei non cedette e lui le fece causa ma il bacio venne comunque diffuso e, come previsto, fece scalpore.

25 anni dopo,
il docu-film "Strike a Pose" (Diretto da Ester Gould e Reijer Zwaan) riporta alla ribalta questo corpo di ballo con un punto di vista attuale.
6 di loro sono nuovamente insieme; raccontano e ricordano quei giorni di grande successo accanto alla Rockstar.
Raccontano quanto vissuto all’epoca e sopratutto quanto sopportato dopo, tra passione per la danza, difficoltà economiche e malattia.
Parlano di HIV, ricordando il loro collega Gabriel Trupin (collega nel Tour ma poi morto di AIDS nel 1995).
"Strike a Pose" rivela che a 3 dei danzatori del "Blond Ambition" era già stato diagnosticato l'HIV, prima ancora della loro adesione al Tour, quando ancora questa malattia voleva solo dire morire di una morte prematura e orribile.

L’incontro con Madonna ha cambiato, nel bene e nel male, la loro vita. Ma oggi cosa rimane di quella carica espressiva che sembrava poter cambiare il mondo?

"Strike a Pose" - I protagonisti alla 1a mondiale





"Strike a Pose" - Trailer ufficiale




Intervista a KEVIN STEA

20 giugno 2016
Articolo di LETIZIA ROGOLINO per "Cultura&Culture"

« Madonna mi ha insegnato che è impossibile cambiare il mondo ed essere gentili allo stesso tempo »
ha dichiarato Kevin Stea, uno dei ballerini che ha accompagnato la regina del pop nel famoso Bond Ambition Tour negli anni ’90.
STRIKE A POSE film documentario madonna
Ospite al Biografilm 2016 per presentare il documentario "Strike a Pose", Stea si è lasciato andare a confidenze e riflessioni su quegli anni, in cui insieme ad altri sei ballerini ha condiviso la vita personale e professionale con Madonna.
Si trattava del suo secondo tour mondiale che urlava al mondo “Express youself”, mentre dietro le quinte dominava un clima di omertà legato all’omosessualità considerata all’epoca un segreto da custodire per il proprio bene.

« La cultura della paura di quegli anni era il nemico contro cui Madonna voleva lottare. Vivevamo in quel clima di paura. Lei ci faceva intravedere una via d’uscita, ma anche le migliori famiglie hanno dei segreti! », ha sottolineato Stea, che ha iniziato la sua carriera con quell’esperienza al fianco di cinque ballerini gay e uno etero, cominciando a esplorare la propria sessualità in un periodo storico soffocato dal problema dell’HIV.
« Parlare di Gabriel è sempre difficile e quando ho visto il film i ricordi sono affiorati ed è stato come se lui fosse tornato in vita.
Tante persone sono state coinvolte e toccate dal problema dell’AIDS negli anni ’90 per malintesi e mancanza di informazione.
Molte persone pensano che visto che ora ci sono delle medicine per tenere a bada la malattia, questo non sia più un problema. Ma non funziona così e spero che questo film possa avviare un dibattito sulla protezione, per quelle persone che ancora provano vergogna» ha aggiunto visibilmente commosso, ricordando l’amico e collega Gabriel Trupin morto senza aver detto a nessuno di essere malato.

La storia di questo gruppo di giovani artisti che si consideravano una vera e propria famiglia era già stata raccontata nel film documentario "A Letto con Madonna" nel 1991, creando scalpore per le immagini esplicite dietro le quinte del medesimo tour della cantante.
Ma "Strike a Pose" si concentra sulle emozioni dei protagonisti profondamente feriti da quegli anni di intolleranza e ignoranza che li hanno allontanati dalle proprie famiglie per creare un altro nucleo che Madonna ha tenuto insieme per rompere le regole e farli sentire accettati.
Kevin Stea e gli altri ballerini omosessuali sono diventati attivisti gay, ma le loro strade si sono separate e i registi Gould e Zwaag li hanno rintracciati per farli incontrare nuovamente dopo ben 25 anni. «Eravamo nervosi per quell’incontro dopo 25 anni, siamo stati a pensare cosa metterci come quando vai a trovare i tuoi genitori o devi andare ad un provino, ma una volta che ci siamo visti e siamo stati insieme abbiamo realizzato quanto ci eravamo mancati e quanto era stato semplice tornare ad essere noi stessi, quelli di una volta». Madonna dovrebbe aver ricevuto il link del documentario, ma Kevin ci ha detto di non essere sicuro che lo abbia visto, anche se spera di sì. Lui è l’unico del gruppo che ha continuato la carriera di ballerino e coreografo lavorando con grandi artisti tra cui Michael Jackson, Lady Gaga, Britney Spears e Prince.

Quando abbiamo ipotizzato che Lady Gaga potesse diventare la nuova Madonna ci ha risposto: «Se oggi incontrassi Madonna, oltre ovviamente a salutarla e chiederle come sta, le direi grazie. Ma Lady Gaga è la più instancabile lavoratrice che abbia mai conosciuto nel mondo dell’intrattenimento. Penso abbia il potenziale per diventare la nuova Madonna, mi regala molta speranza nei confronti del potenziale della musica, della cultura pop, nell’ambito sociale. È molto consapevole dell’impatto di quello che dice, presta molta attenzione alle cause per cui si impegna. Madonna ha un approccio del tipo ‘fottetevi tutti, continuerò a sopravvivere e avere successo nonostante voi’, e la gente apprezza la sua forza; Gaga invece dice che se lei ce la può fare, allora ce la puoi fare anche tu. È una prospettiva ben diversa. Ha fatto di più lei in quattro anni di quanto abbia fatto Madonna in dieci».

Inoltre ha aggiunto una riflessione sul compianto Michael Jackson: «Sento una connessione maggiore con lei, per l’intimità che c’è stata quando abbiamo lavorato insieme, ma trovo che Michael Jackson fosse una persona meravigliosa, piena di senso dell’umorismo.
La gente non si rende conto quanto fosse divertente, pieno di voglia di vivere le sue fantasie e di fare qualcosa di concreto per cambiare le cose. Aveva un senso dell’avventuroso nelle cose che faceva che mi ha molto ispirato».

"Strike A Pose" è un documentario emozionante, che, unendo materiale di repertorio a interviste sincere, permette di avere una visione diversa di una grande artista contemporanea che ha utilizzato il suo talento per sfidare un sistema, nonostante le polemiche e il disordine sociale. Ma è anche uno strumento per capire come numerose anime fragili in quegli anni non avessero la libertà di essere se stessi, fermandoci un attimo a pensare che in fondo anche oggi tale libertà non ha oltrepassato indenne i confini dell’ipocrisia e dell’ignoranza ancora molto diffuse.
«Credo che questo sia il momento in cui occorre fare qualcosa per limitare l'acquisto delle armi in America. In America ora c'è un grande conflitto, soprattutto tra i conservatori, perché hanno del risentimento verso l'Isis ma anche verso la comunità LGBT, e stanno giocando a passare la colpa da una cosa all'altra in maniera molto ipocrita.
So che sembra assurdo, ma questa è l'America, ed è sempre più piena di ipocrisia» ha sottolineato Kevin Stea come ultima battuta dell’intervista, riflettendo sulla strage di Orlando verificatosi poche ore prima.
La diversità è diventata una giustificazione per un tipo di violenza che non ha nessuna ragione di esistere.

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I PROTAGONISTI

Carlton Wilborn

“Give me more of you!” – “Tira fuori te stesso!” diceva sempre Madonna durante le prove, e per Carlton è rimasta la missione della sua vita.
In ‘A Letto Con Madonna’ il ballerino sembra  rappresentare l’espressione orgogliosa della personalità: ridere smodatamente, ballare in modo selvaggio e lanciarsi nudi nel letto di Madonna.  Con un background di abusi sessuali e tensioni in famiglia, e custodendo un segreto, il suo essere estroverso era più un atteggiamento che vera fiducia in se stesso. “Mi comportavo alla grande, ma dentro di me mi sentivo piccolo piccolo”.

Oliver Crumes III

Oliver ha fascino. L’unico ballerino etero del tour si distingue dagli altri per il suo entusiasmo effervescente e il suo modo semplice di porsi. Nato e cresciuto nei quartieri popolari di New Orleans, a 15 anni si trasferisce a L.A. dove inizia la sua carriera nel ballo hip-hop.
“Difficile da credere, ma ero l’Elton John del Hip-Hop”. Lui e il fratello Lance imparano a ballare da soli, copiando freneticamente il video ‘Thriller’ di Michael Jackson, ai tempi in cui gente come la famiglia Crumes non possedeva registratori VCR.  Oliver ammette di essere stato omofobo i primi tempi, quando è entrato a far parte del gruppo. Si ricorda ancora tutti i passi di danza del Tour Blond Ambition.

Luis Camacho

Luis – ballerino nato e divo per natura – ha imparato sulle strade di New York come essere orgoglioso e temerario. 
Negli anni ‘80, prima che Madonna facesse diventare tendenza il ‘vogue’, lui e il suo compagno di danza Jose, si mettevano già ‘in posa’ nelle discoteche di musica ‘house’ di Harlem: la scena gay e drag dove gli uomini competono gli uni contro gli altri per dimostrare la bravura nella danza, lo stile e la presenza in passerella. 
Di notte Luis è assiduo frequentatore di locali, mentre di giorno segue un regime durissimo di lezioni di ballo alla scuola disciplinare di danza, Aileys. Lui e Jose hanno insegnato a Madonna come ballare il Vogue.

Salim ʻSlamʼ Gauwloos

Di tutti i ballerini, Salim è il più critico sulla personalità di Madonna, sul suo lavoro attuale e sull’idea che lei fosse per loro come una madre: “Ho una madre. Amo mia madre!”.  Nato in una piccola città fiamminga da genitori belga–marocchini, Salim si trasferisce negli Stati Uniti dopo essere stato selezionato da una scuola di ballo americana all’età di 17 anni. 
La sua seconda patria gli dà il nome ‘Slamʼ, nome che gli diventa antipatico dopo anni di vita e lavoro da clandestino negli Stati Uniti: “È falso e superficiale, come lo sono anche la società americana e l’industria dello spettacolo”.
Ricorda di aver lavorato per ricche e stravaganti società pubblicitarie, mentre temeva di essere sbattuto fuori dal paese. È soltanto di recente che Salim ha compreso cosa hanno significato sia il tour che il film ‘A Letto Con Madonna’, per il pubblico di tutto il mondo: “Abbiamo aiutato il mondo ad uscire allo scoperto!”.  

Kevin Stea

All’inizio Kevin non viene selezionato per far parte del Tour Blond Ambition. È soltanto quando Madonna elimina un altro del gruppo che chiede a Kevin di entrare come ballerino e ‘dance captain’, e lui non sa neppure cosa sia, quando le dice ‘sì’. Ora vede il tour come la celebrazione della sua maturazione ed allo stesso tempo del suo ‘outing’, sentendosi  fortunato che tutto sia stato documentato su pellicola.
Kevin oggi guarda indietro a ciò di cui ha fatto parte, senza nessuna ingenuità. “Solo ora, negli ultimi sette anni circa, nei social media, sono riuscito a vedere l’impatto che ha avuto questo film sulla cultura pop e gay. Ricevo costantemente messaggi da persone che si ricordano come questo film — questo sguardo impressionante verso un mondo che va oltre le comunità fatte di vergogna, oltre le vite velate e la disapprovazione delle famiglie — abbia davvero cambiato le loro vite”.

Sue Trupin

E' la Madre di Gabriel. Nel 1995, Gabriel muore di AIDS all’età di 26 anni. Nonostante la tragica perdita, Sue Trupin vuole
raccontare la storia di suo figlio. Lavorare con Madonna e con gli altri ballerini aveva significato molto per Gabriel. 
“Ma non doveva essere quello il culmine della sua carriera. Avevo sempre sperato che Gabriel ballasse per una rispettabile compagnia di danza e non c’erano dubbi che avesse talento”. 
Anche i compagni del gruppo descrivono Gabriel come un meraviglioso ballerino “dotato della grazia di un angelo”.



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Madonna "Blond Ambition World Tour" 1990