PsycoTango

PELLE RODA GROUP DANCE - 3/08/06
Recensione di Francesca Melito

E' una compagnia torinese giovane e decisamente interessante a livello di gruppo e a livello coreografico: Roda Group Dance con la direzione e le coreografie di Antonio Della Monica, importante coreografo di danza contemporanea e docente stabile al Liceo Coreutico Teatro Nuovo di Torino.

Nel 2004 nasce da una sua idea questo nuovo gruppo di giovani ballerini, la cui età media è sui 22 anni.
Interessante è sentire proprio dalla voce del coreografo, che l’elemento fondamentale della compagnia, è sfruttare ovviamente le potenzialità fisiche di ogni ballerino,ma soprattutto la personalità, non nascondendo sfaccettature caratteriali, ma addirittura spesso esaltandole.
“Se un ballerino sa solo muoversi in scena, con un’ottima tecnica ma senza passione,senza quella personalità necessaria per rimanere impressi,anche solo per uno sguardo o un gesto di una mano, allora quello è solo un corpo che si muove, e non un ballerino” dice proprio Della Monica,riguardo i suoi ragazzi.

A Vignale quest’anno la compagnia ha presentato due lavori: “Psycotango”, già proposto l’anno scorso con notevole successo e “Pelle” un lavoro abbastanza recente e molto complesso come significati e azione scenica.


Tango

Il coreografo, parlandone, ha definito “Psycotango” quasi un divertisment, un modo per non prendersi sul serio; per giocare un po’ con se stessi e con il ballo. Della Monica torna indietro nel tempo, cogliendo gli aspetti ironici e simpatici del tango, il cui significato drammatico serioso di solito prevale maggiormente.

Lo spettacolo si apre con l’apparizione tra il pubblico di una donna, che si finge una barbona e che sale poi sul palco, barcollando ubriaca ma che poi al suono di un tango, toglie i panni sporchi e indossa un magnifico abito e scarpe da ballo rosse e si lancia nel ballo,dimentica dei suoi problemi. Sul palcoscenico danzano 4 coppie di ballerini, che quasi come un gioco si scambiano più volte i ruoli, si prendono e si lasciano,si odiano ma si amano comunque, inscenando passi a due divertenti e vivaci,tra uomini e donne che sanno essere prima sensuali e poi quasi brutali.
Un lavoro molto più sentito e profondo è “Pelle”, i cui significati complessi sono però facilmente comprensibili anche al pubblico, che resta profondamente affascinato dall’eleganza dei movimenti, dalla forza che viene espressa dagli sforzi e dai gesti.
I ballerini sono solo corpi di uomini, che provano continuamente l’un l’altro a trafiggersi e rubare la propria pelle, simboleggiata da un impermeabile nero,che i ballerini si scambiano forzatamente; donne con donne,uomini con uomini e viceversa, senza regole né limiti.

La danza diventa quasi folle in alcuni momenti per ritornare serena e impostata in altri e le coreografie, a mio parere,splendide rendono perfettamente il significato profondo dello spettacolo.
L’uomo,in sé contiene il desiderio, di rubare l’esistenza dell’altro, che si esprime appunto con la pelle dell’altro,che viene assimilata per ricreare se stessi: è il nostro “io” che desidera ricrearsi rubando dagli altri gli elementi per farlo. Il tutto vorrebbe avvenire quasi in anarchia, anche materialmente tra i ballerini, ma così non avviene, perché due figure, una quasi celestiale e una infernale, simboleggianti l’acqua e il sangue, come in un circolo vizioso continuano, regolano, incoraggiano, si vendicano, dibattono, per la sorte di questi uomini, di questi corpi; e quando sembra che il sangue abbia preso il sopravvento, sopraggiunge di nuovo l’acqua che rinasce senza bisogno di rubare.




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