Vita da Artisti

VIDEO: servizio RAI sulla Vita da Artista


RICERCA NAZIONALE
SULLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO
DEI PROFESSIONISTI DELLO SPETTACOLO

Ricerca realizzata dalla fondazione DI VITTORIO
con il contributo e supporto di SLC-CGIL

DOCUMENTO INTEGRALE DELLA RICERCA

Nello spettacolo dal vivo operano migliaia di lavoratori che contribuiscono ad arricchire la vita di ognuno di noi, svolgendo un mestiere faticoso e altamente impegnativo. Eppure, la realtà quotidiana di questi professionisti è poco o per nulla conosciuta, sia da parte dei cittadini, sia da parte delle istituzioni.

Questa è una IMPORTANTE RICERCA sul campo, tramite un questionario somministrato on-line a 3.856 lavoratori dello spettacolo dal vivo (di cui sono stati utilizzati per l’analisi 2.090 questionari ritenuti validi).

La popolazione delle persone impegnate nello spettacolo è giovane: 25-29 anni (15,1%) e il 71% ha meno di 45 anni; si concentra per lavorare nell’Italia Centrale (51,3%) e nel Nord- Ovest (22,9%).
La tendenza ad abbandonare la professione artistica con l’incedere dell’età può essere fisiologica in alcuni settori (soprattutto nella Danza) ma non in altri, quali la prosa e la musica, accattivanti all'inizio per i giovani ma poi molto selettivi per l’impegno professionale.
I contratti a tempo determinato interessano la grande maggioranza dei lavorator (80%), il 10% ha un contratto stagionale e solo il restante 10% ha una posizione stabile (contratto a tempo indeterminato).

In generale si tratta di lavoratori che hanno svolto attività concentrate in pochi giorni: il numero medio annuo di giornate di lavoro retribuite è 34, più alto per registi e sceneggiatori (135), più basso per gli attori.

La maggioranza dei rispondenti lavora nel settore della prosa (58,6%), mentre nella musica lavora il 13,2%, nella danza il 6,1%, nei circhi e spettacoli itineranti il 2,2%. C’è poi una quota rilevante di artisti (il 20%) che dichiara di lavorare in ambiti multidisciplinari.

Secondo i dati INPS (ex ENPALS), l’ammontare delle retribuzioni nell’anno dipende naturalmente dal tempo di lavoro riconosciuto e risulta in assoluto molto contenuto, pari a 5430 Euro pro capite.
Alla luce di quanto esposto, è verosimile che una larga maggioranza delle persone rappresentate nel rapporto dell’Inps svolga anche altre professioni.
Seppure la maggior parte svolge la professione nello spettacolo dal vivo come attività esclusiva (il 60% circa), una quota rilevante (il 40,4%) svolge anche un altro lavoro al di fuori dell’ambito dello spettacolo dal vivo.
Le professioni svolte fuori dallo spettacolo dal vivo sono molto diversificate: molti sono insegnanti di discipline artistiche ma la maggior parte svolge mestieri non riconducibili alle competenze artistiche (ristorazione, commercio, ricerca, servizi sanitari e sociali, cura della persona, etc.).

I rapporti di lavoro stabili e strutturati sono una rara eccezione nel mondo dello spettacolo. All’opposto, il contratto più frequente è il contratto temporaneo
Dall’analisi del reddito netto annuale (escluse le tasse) percepito nel 2015 dal proprio lavoro nello spettacolo dal vivo, emergono difficoltà economiche per la maggior parte del campione: poco più della metà (51,4%) percepisce fino a 5mila euro l’anno.
( Questo è quello che viene dichiarato ufficialmente allo stato ).

Indagare le forme che assume la disoccupazione in questo settore è molto complesso, poiché l’assenza del lavoro si accompagna ad una presenza significativa di lavoro “stagionale”.
Nonostante questo, nel 2015 l’83,7% non ha usufruito di una indennità di disoccupazione. Precisamente: il 24,1% non ne ha avuto bisogno, il 43% perché non aveva maturato i requisiti necessari, il 16,5% perché non era informato riguardo a questo tipo di sussidio.

COSA IMPORTANTE:
oltre le difficoltà legate all’ammontare del reddito, emergono quelle legate al ritardo dei pagamenti: solo quasi un professionista su quattro (25%) è pagato puntualmente secondo quanto concordato.
Tutto questo porta ad un altro grosso problema: da un lato i redditi sono bassi, dall’altro la natura del lavoro è intermittente (con garanzie contrattuali scarse) e questo determina che per il 71,1% dei rispondenti è molto difficile prendere un prestito bancario.

I tempi di lavoro sono pressanti e la necessità di rispettare la scadenza certa dello spettacolo dal vivo insieme alle difficoltà organizzative rende questi lavori molto faticosi. Essere chiamato a lavorare con poco preavviso è un problema che si presenta spesso e il 43,5% sostiene un ritmo di lavoro eccessivo spesso o sempre. Questo determina dei problemi rilevanti per i tempi di recupero fisico e psicologico.

Il lavoro nello spettacolo dal vivo può dare poche sicurezze nel futuro: il 62,7% dichiara che sia molto difficile continuare a fare questa professione nei prossimi cinque anni.
A fronte di tutte queste difficoltà descritte, emerge una forte insoddisfazione per cui la metà dei rispondenti (49,5%) ritiene di non vedere riconosciuta la propria professionalità.
Nella categoria dei ballerini: la maggioranza si definisce un “lavoratore autonomo con scarsi diritti e tutele” (57,7%) e il 28,5% un lavoratore subordinato in condizione di precarietà.

Le maggiori opportunità di contrattazione economica sull'ingaggio sono per autori, registi e scenografi; ci sono minori opportunità per gli attori (10,8%) e quasi nessuna per i ballerini (5,9%) ... e quasi mai per le prove retribuite!

MOLTO GRAVE è che quasi un rispondente su tre NON SA se il proprio lavoro è regolato da un contratto collettivo nazionale di categoria (CCNL) e allo stesso tempo NON CERCA AIUTO presso appositi professionisti (sindacati ed associazioni di lavoratori).

Dubbio amletico su cui riflettere:
tutto questo succede per la poca serietà dimostrata nei confronti della categoria artistica o è la categoiria stessa che non sa far rispettare davvero il proprio valore?


DOCUMENTO INTEGRALE DELLA RICERCA
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