ZAGHARID
Un trillo di gioia nella Danza del ventre
  Articolo di Alessia Cardigliano per DanzaDance


Raqs Sharqi (danza dell'est), un nome dolcissimo e che evoca già da solo paesaggi lontani e atmosfere misteriose.
Le origini della danza del ventre si perdono nella notte dei tempi e poco si sa di preciso sulla nascita di questa splendida disciplina.
Per alcuni esperti risalirebbe al periodo pre-islamico e si sarebbe diffusa nella regione assiro- babilonese, all'interno della società contadina e matriarcale. Sembra certo invece il legame con i rituali della fertilità praticati già nell'età della pietra. In tale periodo la donna occupava una posizione sociale preminente ed era considerata sacra.
Vi sono delle prove che durante le cerimonie sacre le donne danzassero insieme per onorare la dea Madre Terra al fine di propiziarsi la fertilità e prepararsi al parto: proprio quelle danze sono considerate le basi della moderna danza del ventre.

L'Egitto e la Turchia si contendono da secoli il primato di "Paese natale" della danza orientale; la terra di Tutankhamon e quella di Ataturk propongono però versioni abbastanza differenti.
Lo stile egiziano è il più diffuso grazie anche al fatto che l'Egitto è un grande produttore cinematografico e ha dato avvio al fenomeno commerciale.
E' proprio nel Paese delle piramidi che sono nati i primi festival frequentati ogni anno da numerosi ospiti europei ( il più importante si tiene in giugno al Cairo e offre spettacoli no- stop ,corsi e stand).

Gli spettacoli propongono spesso il cosiddetto stile classico.
Le danzatrici, che si muovono in punta di piedi, offrono un'interpretazione molto intensa mantenendo durante la performance una postura morbida ma con controllo della muscolatura. Indossano spesso delle gonne a sirena, strette dai fianchi alle ginocchia che si allargano sul fondo.
Esistono inoltre anche due varianti meno diffuse, una popolare, nata però in un contesto urbano e una "folkloristica",tipica dei villaggi.
Questa varietà evidenzia l'importanza che riveste il ballo in Egitto: la danza nella società araba, che è di stampo antico, è molto più sentita che in Occidente ed è molto diffusa anche nelle case private, senza contare che viene vissuta come vero e proprio fenomeno collettivo per celebrare feste e matrimoni.

Anche la Turchia può vantare una tradizione antica proponendo uno stile che differisce abbastanza da quello egiziano: cambia infatti la musica che accompagna le esibizioni e muta molto l'aspetto delle danzatrici che mostrano un portamento meno composto e più appariscente, indossando costumi più succinti e scarpe col tacco. I movimenti delle ballerine sono piuttosto energici e comprendono anche movimenti a terra come piegamenti all'indietro e spinte in avanti con i fianchi.
Anche per questa ragione non è raro che indossino pantaloni da odalisca. La sensualità e il fascino magnetico dei due stili è innegabile, ma contrariamente a quanto si potrebbe erroneamente pensare la danza del ventre nasce come danza per intrattenere le donne e non gli uomini, infatti vi sono testimonianze del fatto che verso la metà del 1400 a Costantinopoli le ballerine zingare si esibivano proprio per le donne e non per il sultano.

Alcune tribu' zingare approdarono successivamente in Egitto dove si diffuse la famosa danza ghavazee, eseguita spesso con vistosi accessori, come candele, veli e spade.
Nel 1834 in Egitto vennero emanate delle leggi religiose restrittive che relegarono la danza del ventre alla clandestinità. In quel periodo solo alle prostitute (o addirittura a uomini travestiti da donna) era permesso di danzare in pubblico, circostanza che ha fatto considerare a lungo la danza del ventre come "peccaminosa" dando vita a dei pregiudizi che solo di recente sono stati superati. Fu proprio quello il periodo in cui gli europei iniziarono a scoprire questa splendida danza.

La conquista delle colonie portava molti cittadini del vecchio continente a frequenti spostamenti. Neanche Oscar Wilde riusci' a resistere al fascino della danza del ventre e nel 1883 rappresentò una "Salomè" che ballava una danza dei sette veli a cui il pubblico, data l'audacia dello spettacolo, forse non era preparato ma verso la quale resto' tutt'altro che indifferente.
Nello stesso periodo anche gli Stati Uniti si accorgevano di questa nuova tendenza grazie agli spettacoli della danzatrice, probabilmente di origine algerina,"Little Egypt" che arrivò ad esibirsi alla fiera mondiale di Chicago. Anche in quel caso fu sfiorato lo scandalo ma il pubblico restò ipnotizzato dalle sue movenze esotiche e da quel momento in poi anche il cinema propose sempre più spesso le performance di danzatrici del ventre durante i primi film muti girati ad Hollywood.
Ormai il pubblico occidentale si era abituato al "nuovo ballo venuto da lontano" e la richiedeva sempre di più.; gli stessi governanti delle colonie e i primi turisti occidentali restarono estasiati davanti ai movimenti ritmici e aggraziati delle fascinose ballerine che si esibivano nei primi locali notturni del Medio Oriente e del Nord Africa.

Nel 1900 la danza orientale ha affascinato personaggi del calibro di Mata Hari e Isadora Duncan.
La prima, spia al servizio della Germania, è diventata famosa per le sue danze esotiche che si ispiravano all'Oriente, mentre la seconda si è spesso proposta in danze a piedi nudi e col velo ( uno stile simile a quello egiziano).

In tempi recentissimi la belly dancing è stata riportata in auge dalla cantante colombiana Shakira, d'origine libanese da parte di padre, che mentre interpreta le sue canzoni riesce a catturare lo sguardo dei suoi fan grazie ad eleganti movimenti del bacino e dei fianchi.
Anche in Italia le scuole di danza del ventre si sono moltiplicate negli ultimi anni, fatto che evidenzia un interesse crescente verso questa disciplina. Milano, metropoli cosmopolita e multietnica, non poteva restare indifferente al fascino venuto dall'Oriente.
E' proprio qui che vive Jamila Zaki, una delle danzatrici più apprezzate del momento. Interprete di spessore e dalla sensibilità spiccata, Jamila è molto richiesta anche all'estero; si è infatti esibita in diversi Paesi europei e nordafricani, tra cui Marocco e Tunisia, oltre che negli Stati Uniti, a New York. Nel 1993 ha fondato a Milano il Circolo Zagharid (termine che vuol dire trillo o urlo di gioia,e che è riconducibile alla gioia espressa dalle donne durante i raduni), realtà n.1 in Italia per lo studio della danza orientale, che è presto diventato un punto di riferimento internazionale.

Jamila è' una donna minuta e mediterranea,ha dei grandi occhi scuri ed espressivi, pieni di dolcezza e di orgoglio: nel suo sguardo si può leggere la grande passione che nutre per la danza orientale, la gioia che prova ballando e insegnando quest'arte alle donne.
Come mi dice ella stessa, il Circolo Zagharid , offre molto di più delle classiche scuole di danza perché è specializzato in un solo settore e propone tutte le diverse variazioni, grazie all'apporto di varie insegnanti che hanno approfondito studi particolari ( ad esempio l'uso di un accessorio ,come può essere il velo). Grande importanza è data alla formazione musicale e alla comprensione del senso del ritmo, una materia che la nostra Jamila conosce molto bene avendo alle spalle sia studi musicali nel campo delle percussioni che esperienze lavorative con orchestre e musicisti che si esibivano nelle feste tradizionali.
Il Circolo si avvale inoltre dell'apporto di supervisori fissi , molti provenienti dall'estero i quali sono ospitati periodicamente e più volte l'anno; ciò permette di offrire alle allieve dei percorsi continuativi oltre a garantire un livello qualitativo della didattica molto alto.

La varietà dei corsi, degli stage e dei workshop organizzati dal circolo è veramente ricca. Vi sono infatti corsi per preadolescenti, per ragazze più grandi e anche per signore over 50.
La scuola offre inoltre anche dei corsi professionali e dei corsi dedicati interamente all'uso degli accessori, il velo ( il più diffuso), i cimbali e il bastone, di cui la danza orientale fa largamente uso. Vi è inoltre la possibilità di seguire dei corsi di percussioni che aiutano a sviluppare il senso del ritmo che in una danzatrice del ventre è fondamentale e per le più "temerarie" sono disponibili anche corsi di arabo.
Jamila mentre danza esprime eleganza e soddisfazione, i suoi occhi sono luminosi e non è raro vederla sorridere. Il suo amore per la danza del ventre e ' iniziato per puro caso circa vent'anni fa dopo aver conosciuto una danzatrice americana che le ha trasmesso questa grande passione.
A Jamila sono piaciuti, come mi dice ella stessa, il modo col quale la danza del ventre veniva presentata, i valori che la sua insegnante riusciva a trasmettere, i valori dell'"universo femminile".
Anche il look era accattivante e Jamila ne era rimasta subito positivamente impressionata: non indossava i costumi classici , ornati di perline e strass, ma adottava uno stile molto personale utilizzando stoffe indiane e indonesiane, adornate di monete d'argento. Insomma aveva un look propriamente tribale.

Da allora Jamila ha continuato a studiare e a perfezionarsi seguita prima da un insegnante algerino che le ha trasmesso la danza del Maghreb e poi da un insegnante turco con il quale ha potuto approfondire la cultura zingara gipsy.
Ha soggiornato di frequente in Egitto e anche negli Stati Uniti, dove la bellydance è radicata da più tempo rispetto all'Europa Quando danza, sia durante le esibizioni che durante i corsi, prova emozioni fortissime.
E' come se si staccasse completamente dal quotidiano e si chiudesse in un mondo tutto suo, senza confini, dove sente una libertà assoluta.
E' una sensazione molto particolare che però le permette di comunicare sia con il pubblico durante gli spettacoli che resta ipnotizzato dalla grazia delle sue movenze che con le allieve che "sentono" la sua energia nell'aria durante le lezioni.

Durante la nostra intervista Jamila sottolinea come la danza del ventre non debba essere vissuta come una moda ma proprio come uno stile di vita che aiuta a riappropriarsi della propria femminilità.
Come mi dice durante il nostro incontro , ella stessa cerca sempre di trasmetterlo alle sue allieve, consigliando anche dei corsi su misura per ognuna. Anche per questo il Circolo di Zagharid si pone da sempre controcorrente rispetto alle mode del momento, cercando di trasmettere un modello alternativo e che non cavalchi il gusto della massa.

La danza del ventre va vissuta come mezzo per aprirsi a un mondo nuovo, il mondo dell'estetica, ma anche per aprire la propria mente dal punto di vista culturale.
Ballarla può risultare meno facile di quanto si potrebbe pensare e acquisire le tecniche necessita anni di studio e di dedizione, ma ne vale sicuramente la pena. Proprio Jamila ci spiega che questa forte attrazione verso la danza del ventre da parte delle donne occidentali secondo lei dipende dal fatto che la donna moderna ha perso le proprie radici e non ha più valvole di sfogo.

Vive in una perenne disarmonia perché è costretta a scegliere tra la sua indole femminile e la negazione della stessa, nel mondo del lavoro ad esempio, dove per essere apprezzata ha dovuto uniformarsi all'uomo e seguire dei parametri che non le appartenevano.
La danza del ventre la aiuta invece a riacquisire un'energia forte, ma rilassata, le permette di riappropriarsi della sua dolcezza e della sua sensibilità.
Non c'e' dubbio che tra la danza del ventre e la femminilità ci sia un legame inscindibile e non è un caso che questa disciplina, con i dovuti accorgimenti, costituisca un'efficace ginnastica di preparazione al parto.

I benefici che i movimenti della danza orientale hanno sulla salute della donna sono molteplici, Si tratta di una ginnastica dolce, ma completa che può essere praticata anche dalle non giovanissime.
Non esiste infatti un identikit della ballerina tipo perché la possono ballare sia le donne magrissime che quelle "rotondette". Permette di lavorare molto sulla colonna vertebrale e sulle articolazioni, migliorando la respirazione, la coordinazione e il senso del ritmo. E' un ottimo esercizio cardiovascolare e migliora la flessibilità e la resistenza dei muscoli.
Danzando la donna scopre di avere dei muscoli di cui non conosceva l'esistenza e impara ad usarli in maniera nuova e insolita.

La tecnica base è fondata sull'isolamento muscolare; contrariamente alle altre discipline infatti mentre alcuni gruppi muscolari lavorano altri restano completamente immobili.
Questa caratteristica permette non solo di portare l'attenzione solo sulla parte che si sta muovendo ma anche di tonificare e di rafforzare quei muscoli al meglio. La danza del ventre stimola la circolazione ed aumenta la coordinazione: la sua pratica regolare può aiutare a modellare l'addome , i glutei e le cosce.
I benefici non sono poi esclusivamente di carattere fisico.
Un corso di danza del ventre può essere una modo per evadere dagli impegni quotidiani e l'occasione per ritagliare delle ore da dedicare a noi stesse, riscoprendo il nostro essere donna e risvegliando la" dea" che c'e' in noi.

Danza del Ventre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Danza del Ventre


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